Un milione di posti di lavoro


 
James Buchanan, il grande economista conservatore e premio Nobel per l’economia, sosteneva che i politici fossero, in materia economica, dei grandi bugiardi, promettendo a elettori piuttosto ingenui vantaggi impossibili da conseguire. Incassato il voto poi, i politici si curano solo dei loro interessi personali e di quelli delle loro cerchie amicali.
Tipico esempio di quanto detto è la presidenza Trump, che mostra come le fasulle narrazioni economiche siano all’ordine del giorno.
Situazione analoga la ritroviamo in Italia. Maestro delle millanterie economiche è stato sicuramente Silvio Berlusconi che, a ogni tornata elettorale, prometteva di portare tutte le pensioni a mille euro e di creare un milione di posti di lavoro.
Naturalmente nessuna delle due proposte è stata mai realizzata. La prima perché sarebbe costata all’erario una cifra abbastanza folle. La seconda perché l’economia era in una fase di difficoltà e a Berlusconi interessavano solo gli affari di famiglia.
Anche nell’ultima tornata elettorale del 2022 l’aumento delle pensioni minime a mille euro al mese era nel programma di Forza Italia, ma in quattro anni sono state aumentate solo di una decina di euro al mese, se trascuriamo l’aumento dovuto all’inflazione. Forse è per questi risultati fallimentari che il partito di Tajani ha perso molto smalto elettorale.
La teoria economica attuale ci dice che un aumento dell’occupazione è stato generato dalle spinte dell’offerta, e dalle politiche industriali, ma anche da quelle della domanda, cioè dalla spesa aggiuntiva di imprese e consumatori. La politica industriale del governo Meloni, se si eccettua qualche sconto sulle assunzioni e qualche contributo energetico, è stata comunque molto modesta, direi quasi nulla.
Scopriamo un fatto abbastanza evidente, e cioè che la crescita dell’occupazione è stata trainata essenzialmente dai fondi del Pnrr, quei duecento miliardi che l’Unione Europea ci ha generosamente erogato.  
Ecco allora che il milione di posti di lavoro vantato da Meloni è una delle tante (troppe) fake news governative. E, comunque, il risultato parziale raggiunto, non deriva in nessun caso dall’attività del governo presente, ma dall’impulso di quelli precedenti. Da quello del governo Conte che per primo ha avuto l’intuizione di una spesa europea contro il Covid, e dal governo Draghi che ha dato al finanziamento una forma credibile dovuta al suo essere più che al suo fare.
Naturalmente il protagonista assoluto è stata la generosità europea che non solo ci ha concesso un gigantesco finanziamento, ma metà di esso è a fondo perduto, cioè un regalo da parte dei contribuenti europei. Certo, al governo Meloni è toccato il compito abbastanza arduo di realizzarlo; ma i progetti e i soldi li hanno messi gli altri. A essere minimamente onesti il milione di posti di lavoro degli ultimi anni è una partita a quattro: Conte, Draghi, Ue e Meloni, in proporzioni differenti.
Purtroppo al governo Meloni e ai suoi pretoriani manca completamente il senso della viva gratitudine, che evidentemente non considerano una virtù abbastanza virile.
Ecco allora che se qualcuno attribuisce ancora la creazione di un milione di posti di lavoro all’azione di governo, o è male informato, ma non credo, oppure è apertamente disonesto e in malafede. 
Se, come ci ha insegnato Buchanan, ai politici servono bugie per vincere le elezioni, almeno che queste non siano di livello macroscopico, ma discretamente credibili. Il milione di posti di lavoro promesso da Berlusconi e “realizzato” da Meloni sicuramente non lo è.

Salvatore Vitaliano 

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