Tajani sali al board, cazzo...
Il maggiordomo di Berlusconi, ora di Meloni, nel club dei palazzinari, tra lo spettro di Marina e le risate di Provenzano. C'è una scena, nell'Aula di Montecitorio, che racconta meglio di qualsiasi editoriale lo stato d'animo del ministro degli Esteri. Antonio Tajani è in piedi davanti ai banchi del governo. Di fronte a lui, il deputato dem Provenzano che, con la calma del gatto che gioca col topo, apre una copia del Corriere della Sera e legge ad alta voce: "Il mondo di Trump non è quello che vorrei per me o per i miei figli. L'unica regola di Trump è cancellare tutte le regole. E lui la chiama libertà". Poi, la stoccata: "Lo ha detto Marina Berlusconi. Lei ci parla ancora?" . Tajani va in bambola. Si innervosisce, scaccia a gesti le parole sgradite, prova a difendersi. Ma il colpo è andato a segno. Perché la domanda di Provenzano non è una provocazione qualsiasi: è il cuore del problema in cui il segretario di Forza Italia si è infilato, suo ma...

