Le domande da fare alla politica
Ecco le domande che vorrei rivolgere ai leader di destra e sinistra:
"La crisi climatica è ormai una minaccia concreta che paghiamo in termini economici e di vite umane. Quali sono le proposte del suo partito per farvi fronte? E, soprattutto, che posto occupano nella gerarchia di importanza del vostro programma politico?"
Ho ricavato le risposte da dichiarazioni rilasciate nel corso di questi ultimi anni.
Il Green Deal del 2019 non è stato cancellato ma, in seguito, l’Europa ha imboccato il piano ReArm EU, poi ribattezzato Readiness 2030, mobilitando centinaia di miliardi di euro per la difesa.
- Meloni: nel 2024 Fratelli d’Italia intitola “Difendere la natura senza eco-follie”. Gli obiettivi climatici devono essere “economicamente e socialmente sostenibili”. Nel 2025 vota a favore di ReArm EU. Le politiche per contrastare il cambiamento climatico non devono compromettere competitività e crescita, ma si accetta un forte aumento degli investimenti in armi.
- Tajani: prima la competitività e la sicurezza. Forza Italia sostiene la decarbonizzazione, ma chiede una profonda correzione del Green Deal quando incide sulla competitività dell’industria europea, mentre vota a favore di ReArm EU: quando le priorità entrano in competizione, sicurezza e competitività sono più in alto rispetto alla transizione ecologica.
- Salvini: contro il Green Deal e contro ReArm EU. La Lega è critica verso il Green Deal, e vota contro il riarmo europeo. La gerarchia di priorità privilegia la riduzione dei vincoli europei, per favorire industria, infrastrutture, sicurezza interna. Il clima ha una posizione relativamente bassa.
- Schlein: il Pd difende il Green Deal, ma sostiene anche la costruzione di una difesa comune europea: 10 europarlamentari votano per il riarmo e 11 si astengono. Nessuno vota contro. Si sostiene una difesa comune europea, mantenendo però una posizione critica verso il piano di riarmo proposto dalla Commissione. Quando le risorse sono limitate, viene prima la transizione ecologica o il rafforzamento della difesa europea? La risposta non è chiara (ci si poteva aspettare una posizione chiara dal PD?)
- Conte: transizione ecologica sì, riarmo no. Il M5S ha la transizione ecologica tra i propri obiettivi fondamentali e vota contro ReArm EU: le risorse vanno indirizzate prioritariamente alla transizione ecologica e sociale e non a un massiccio incremento della spesa militare.
- Fratoianni e Bonelli: il clima in cima alla gerarchia. Per AVS la crisi climatica è un’emergenza fondamentale e la transizione ecologica deve orientare le scelte politiche; e vota contro ReArm EU. Clima e ambiente sono ai vertici della gerarchia delle priorità politiche.
Riassumendo:
Meloni e Tajani riconoscono la crisi climatica, ma competitività, industria e sicurezza militare prevalgono rispetto all’ambiente.
Salvini attribuisce scarsa priorità alle politiche climatiche europee, ma rifiuta anche il piano di riarmo.
Conte, Fratoianni e Bonelli danno forte priorità al clima e rifiutano l’aumento massiccio delle spese militari.
Schlein sostiene clima e difesa, ma non spiega quale prevalga se le risorse non consentono di fare tutto.
L’Europa ha dimostrato che, nel caso del riarmo, le risorse le trova. Mentre rallenta le politiche del Green Deal, considerandole troppo onerose. La gerarchia è chiara.
La crisi climatica provoca già morti, distruzione di infrastrutture, perdite agricole, incendi, alluvioni e costi crescenti per lo Stato, le imprese e i cittadini. E continuerà a farlo indipendentemente dalle maggioranze parlamentari. Per questo, alle prossime elezioni, non basta sapere se un partito crede nel cambiamento climatico. Occorre sapere quale sia la volontà di investire per invertire le tendenze attuali: quando affrontare la crisi climatica comporta destinare risorse che potrebbero essere utilizzate per altre priorità — comprese le armi — che cosa viene prima?
Le risposte dei leader le abbiamo. Programmi, dichiarazioni e votazioni pregresse parlano chiaro. Il Pd è il solito cerchiobottista di sempre che non lascia capire quali siano le priorità e che ad affidabilità è zero.
Intanto l’Europa investe centinaia di miliardi nell’industria militare.
La domanda, allora, non è soltanto quanto siamo disposti a spendere per il clima, ma quale sistema produttivo vogliamo costruire per il futuro.
Salvatore Vitaliano


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