Sta nascendo un nuovo ordine mondiale
Intelligenza Artificiale.
La geopolitica sta cambiando per
sempre. Il potere degli Stati non dipenderà più da quante armi hai, ma dagli algoritmi
che controlleranno la conoscenza. E in questo contesto si inserisce anche la decisione
di Antropic di escludere l'utilizzo del proprio modello più performante in
Europa, decretandoci così di fatto come un'area di serie B con accesso limitato
alle conoscenze più avanzate. Le guerre del futuro non si vinceranno con i
missili, ma con l'intelligenza artificiale. Chi controllerà l’A.I. non dominerà
un mercato, dominerà il mondo.
C'è un momento in cui una tecnologia smette di essere un
prodotto e diventa un'infrastruttura di potere. Successe all’incirca un secolo
fa con il petrolio. Quel momento arrivò quando Rockefeller capì che la vera
ricchezza non erano i pozzi o gli oleodotti. Non contava chi estraeva il gregio,
contava chi possedeva i tubi attraverso cui il petrolio doveva passare.
Per l'intelligenza artificiale quel momento è adesso. La
proposta di Open A.I. di riservare una quota del proprio capitale al governo
degli Stati Uniti non è soltanto un'operazione finanziaria, è un segnale
politico enorme. L' America ha capito che l'A.I. non è più una semplice
industria privata, è un'infrastruttura strategica. In fondo è una forma di
capitalismo di stato in salsa americana.
Per anni l'occidente ha criticato la Cina perché le sue
aziende tecnologiche erano strettamente legate al potere politico. Ma se
Washington entra nel capitale delle società che producono l'intelligenza
artificiale, il principio è uguale. Stato e big tech iniziano a fondersi. E
questo perché l'A.I. è diversa da tutte le altre tecnologie. Non è un settore
economico, è il sistema nervoso dell'economia: entrerà nella sanità, nella
finanza, nei trasporti, nella difesa, nella scuola, nella pubblica
amministrazione e soprattutto influenzerà il modo in cui prenderemo decisioni.
Chi controlla l'A.I. oggi, non controlla soltanto un mercato, controlla la
conoscenza, controlla l'accesso alle informazioni, controlla ciò che è
possibile fare e in parte persino ciò che sarà possibile pensare. Per questo si
sta formando una nuova gerarchia globale. Da una parte ci saranno gli
architetti delle infrastrutture cognitive: i paesi che costruiscono i modelli
possiedono i data center e le grandi piattaforme. Dall'altra ci saranno gli
utenti, cioè tutti coloro che useranno gli strumenti progettati dai primi.
Oggi gli architetti sono essenzialmente due, Stati Uniti e
Cina. L'Europa rischia di diventare una colonia cognitiva. Abbiamo creato il
GDPR, l'AICT, una montagna di regolamenti, ma non abbiamo costruito un Cloud
sovrano, non abbiamo campioni globali delle A.I. e non disponiamo delle risorse
necessarie per competere con questi Stati. Noi produciamo norme, gli altri
producono infrastrutture e nella storia chi controlla le infrastrutture controlla
il potere. Se il modello americano di partecipazione statale nelle grandi
aziende dell'A.I. dovesse consolidarsi, il mondo potrebbe trovarsi di fronte a
un nuovo oligopolio cognitivo. Pochi sistemi di intelligenza artificiale,
ciascuno legato a uno stato e ai suoi interessi geopolitici. A quel punto il
tema non sarà più economico, sarà un tema di sovranità, perché un paese che
dipende dall'intelligenza artificiale progettata da altri dipende anche dalle
loro decisioni politiche. Allora, il vero rischio per l'Europa non è perdere
una gara tecnologica, è perdere la capacità di progettare autonomamente il
proprio futuro. Perché nel XXI secolo chi controllerà l'acquedotto cognitivo controllerà
il flusso della conoscenza, e chi controllerà la conoscenza controllerà il
mondo.


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