La prossima legge elettorale



Lo “Stabilicum” viene presentato come una legge di impianto proporzionale con un correttivo maggioritario. Ma, a ben guardare, una legge che distribuisce i seggi in proporzione ai voti e, allo stesso tempo, regala un premio fisso di maggioranza alla coalizione vincente è una forzatura del principio proporzionale, non il suo compimento. In un vero sistema proporzionale il baricentro sono le singole liste, non le coalizioni costruite al solo scopo di superare la soglia del premio.

La retorica ufficiale ha un mantra: “stabilità”. Ma la proporzionalità, in questa riforma (se passa per come è oggi), serve soprattutto a misurare i rapporti di forza interni alla coalizione che prende il premio, così da poter poi fare il consueto mercato delle vacche: provvedimenti scambiati tra partiti in base agli equilibri interni, non in base ai bisogni dei cittadini. Meloni & co. stanno costruendo una gabbia intorno a se stessi per farsi consegnare il potere in blocco.

Guardiamo i numeri in concreto: l’ultima versione dello Stabilicum o Melonellum, prevede una soglia del 42% dei voti per ottenere il premio e salire automaticamente al 55% dei seggi alla Camera e al Senato. 

Gli ultimi sondaggi fotografano una situazione molto vicina alla parità tra le due coalizioni: 

il centrodestra (FdI, FI, Lega, Noi Moderati e FN) è al 46,7%; il centrosinistra (Pd, M5S, Avs, IV, +Europa) al 45,4%; e l’ego centro Azione è al 3,5%.

Se mettiamo insieme i partiti di governo, siamo intorno al 46-47%; l’opposizione è poco sotto, intorno al 45-46%. 

Se la legge fosse davvero proporzionale, il Parlamento rispecchierebbe questa fotografia: due blocchi quasi equivalenti, e una lista autonoma intorno al 3%. Con questa schi(forma) di legge, invece, la coalizione che prende di più superando il 42% si prende il 55% dei seggi: significa che con circa il 46-47% dei voti la maggioranza di governo trasformerebbe quei consensi in oltre la metà assoluta dei parlamentari. Paradossale!

E se teniamo conto gli attuali tassi di astensione di circa il 50% (ma "sic stantibus rebus" saranno anche di più), con gli attuali sondaggi il governo del Paese verrebbe deciso dal 23% degli elettori, circa un quinto degli iscritti alle liste elettorali.

C’è poi un’ulteriore anomalia per il Senato: i voti vengono conteggiati a livello nazionale e poi “calati” nelle circoscrizioni: potrà accadere che chi risulta vincitore in una regione non risulti poi eletto semplicemente perché appartiene alla coalizione arrivata seconda.

È chiaro che, su queste basi, non tutti i voti conteranno allo stesso modo, in spregio ai principi costituzionali. 

La coalizione perdente, formata da un numero di elettori molto simile a quella vincente, non sarà rappresentata in Parlamento secondo i voti effettivamente ottenuti.

La giustificazione politica è la necessità di dare stabilità ai governi. Ma la menzogna si smaschera da sola: la proposta viene da un governo che è già tra i più longevi della storia repubblicana. Meloni sa che con il Rosatellum stavolta non vincerebbe. Il problema per lei è mantenere il potere, e lo cerca di fare con un escamotage elettorale.

La Costituzione non menziona la stabilità, la rappresentanza invece sì: è uno dei valori fondanti della Repubblica. La stabilità è preziosa solo se accompagnata dalla rappresentanza. 

Quella che stanno per approvare, più che uno “Stabilicum”, per me è un “Ducellum”: la stabilità è sì assicurata, ma a scapito di chi viene governato.

Resistere adesso è un dovere. Saprà farlo l'opposizione?

Salvatore Vitaliano 

Commenti

Post più popolari