L' assuefazione



L’assuefazione a situazioni intollerabili, almeno da un punto di vista emotivo, è una delle caratteristiche della nostra adattabilissima specie. Certo, se ci sediamo su una stufa accesa non possiamo pensare di assuefarci: il dolore ci costringerebbe ad allontanarci al volo. Ma sul piano emotivo siamo molto più elastici.

Ricordo le immagini della guerra del Vietnam, con la fotografia della bambina nuda che corre urlando per il suo corpo devastato dal napalm. La mia famiglia cenava davanti al telegiornale e, pur colpiti da quelle immagini, non smettevamo di mangiare. Arrivava la notizia successiva e cancellava quella precedente. 

In questi giorni, però, mi sono successe due cose che hanno cambiato la mia percezione di ciò che sta accadendo.

La prima è stata una vera “stufa accesa”. 

Ho intrapreso un percorso diverso dal solito nei campi con i miei cani; faceva molto caldo, si raggiungevano i trentotto gradi. A un certo punto ha cominciato a girarmi la testa. Faticavo a stare in piedi. Dovevo fermarmi e appoggiarmi agli alberi. Facevo pochi passi e sentivo di nuovo che le gambe non mi reggevano. So benissimo di essere un settantenne e conosco i miei limiti. Ho affrontato percorsi molto più impegnativi di quello in passato. Ma non con quel caldo e senz’acqua, ero al limite; per fortuna è passata una coppia che mi ha dato da bere. Probabilmente mi ha salvato la vita, visto che i cellulari non prendevano in quella parte dell’isola.

Dopo essermi ripreso ho pensato subito alle conseguenze del riscaldamento climatico, i sintomi, l’arrivo di specie tropicali, la scomparsa di specie mediterranee, gli sfasamenti dei cicli riproduttivi. 

Ricordo che nel 2003 la prima grande ondata di calore provocò migliaia di morti, soprattutto nelle case di riposo. Da allora abbiamo riempito case e uffici di aria condizionata. Un conto però è prevedere ciò che accadrà, un altro è sperimentarlo sul proprio corpo. Io non sono mai stato in una casa di riposo, eppure, per la prima volta, mi sono trovato "seduto su quella stufa accesa".

Le conseguenze del riscaldamento climatico stanno arrivando più rapidamente e con maggiore intensità di quanto molti di noi immaginassero. 

Dovrò essere molto più prudente. La mia fragilità è aumentata non tanto perché sono cambiato io, ma perché è cambiato il mondo che mi circonda. 

E poi c’è Gaza. Anche Gaza è una stufa accesa. Solo che il dolore non arriva direttamente sulla nostra pelle e quindi riusciamo ad assuefarci.

Ho letto molto sulla vicenda e mi informo continuamente e con spirito critico.

Gli israeliani sono proprio molto simili a noi, hanno le nostre stesse facce, tanto che i nazifascisti dovevano marcarli con la stella di David. Con i neri non ce n'era bisogno!

Proprio per questo, ciò che accade oggi è ancora più difficile da comprendere.

Da grande, a un certo punto, capii che nei film western che vedevo da ragazzo, i buoni non erano i bianchi. “Noi” eravamo i coloni. “Loro” (gli indiani), cercavano di difendere la propria terra. 

A scuola imparai che in Africa i colonizzatori eravamo noi europei e gli italiani “brava gente”, furono i primi a usare il gas contro la popolazione civile.

Oggi sentiamo parlare dei coloni in Cisgiordania. Una parola che sembrava appartenere ai libri di storia e che invece torna a descrivere il presente. 

Nei western, quando gli yankees erano in difficoltà, arrivavano le giubbe blu a salvarli e sterminavano gli indiani. Oggi i coloni israeliani prendono le terre dei palestinesi e sono protetti dall’esercito.

Non riesco più a considerare tutto questo come qualcosa che riguarda “gli altri”. Quello che sta accadendo coinvolge anche noi: per le relazioni politiche, economiche, scientifiche e commerciali che abbiamo costruito con Israele. Continuiamo a comprare tecnologie, sistemi di sicurezza, a mantenere rapporti sempre più stretti.

Dovremmo alzarci da questa stufa accesa. Non perché ci stia bruciando il c...orpo, ma perché dovrebbe bruciarci la coscienza.

Salvatore Vitaliano 

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