Fermare il declino


 

Auspico un rapido declino di questa deriva autoritaria del mondo occidentale. Una rapida fuoriuscita di Trump dalla scena mondiale e con lui anche di tutti i suoi vomitevoli leccapiedi europei. 

Il vertice di Ankara è indubbiamente servito ai governi dei Paesi NATO per ribadire, senza mezzi termini, la loro sudditanza al Boss, riaffermando l' impegno ad aumentare le spese militari, comprando più che altro armamenti statunitensi per far contento lo Zio Donald. 

Questo declino assume sempre più aspetti di epopea criminale bell’e buona. Dal rapimento di Nicolas Maduro (unico caso di sequestro di un presidente in carica), all’aggressione banditesca contro l’Iran, al genocidio contro il popolo palestinese che continua inarrestabile, fino alla violazione di ogni possibile regola, comprese quelle che dovrebbero applicarsi a partite e tornei calcistici.

È chiaro che di questo passo si arriverà alla catastrofe. Ma non è questo l’unico motivo per il quale mi indigno.

I nostri sciagurati “statisti”, appaiono destinati a replicare servilmente, sia pure in versione caricaturale, il sistema statunitense. Dalla concentrazione delle ricchezze in pochissime mani, alla privatizzazione di spazi e servizi pubblici; dalla persecuzione dei migranti per meglio poterli usare come schiavi lavorativi o sessuali, alla crescente alienazione e violenza molecolare che passa anche dalla diffusione di droghe come il Fentanyl; dalla rinuncia a un modello di sviluppo autenticamente sostenibile allo strapotere privo di limiti dei grandi potentati privati che operano nei settori della finanza, della tecnologia e degli armamenti. In tutto e per tutto gli Stati europei stanno già da tempo ripercorrendo il rovinoso sentiero degli Stati Uniti. E non ci si illuda che il problema sia Trump. Si tratta infatti di tendenze ben radicate nella storia del capitalismo e che continueranno anche dopo la fine di Trump. 

Unica alternativa, quella socialista ancora lontana ma che va coltivata con coerenza e determinazione, da noi come nel resto del mondo.

Non è casuale che non vi siano tracce di tale alternativa nei programmi della cosiddetta opposizione italiana, che nella migliore delle ipotesi vorrebbe scimmiottare il Partito democratico statunitense ed è comunque infarcita di personaggi deleteri e nefasti come Fassino, Gentiloni, Renzi e centinaia d'altri. Né ci si deve far ingannare dalla demagogia di Vannacci, il quale, pur essendo il più trumpiano di tutti, fa oggi finta, al pari del resto dei suoi compari neonazisti tedeschi dell’AfD, di essere contrario alla guerra con la Russia, uno spauracchio che in realtà non ha mai costituito un pericolo né per l’Europa né per l’Italia, ma che è direttamente funzionale alla promozione degli interessi del complesso militare-industriale transnazionale che proprio da quanto deciso ad Ankara ricaverà immensi profitti.

Nel frattempo il Ministro della Guerra Crosetto si prepara, con l’avallo di buona parte del Pd, a perseguire chiunque non si rassegni alla prospettiva di combattere la Russia, magari evocando, con analisi grossolane, la presunta natura zarista-stalinista del regime putiniano.

L’alternativa di questi idioti è secca: o si è leali al sistema imperialista occidentale, comprese le sue malferme propaggini europee in salsa germanica, si tratti di Merz o von der Leyen, o non lo si è.

Non vi è nessuna forza politica nostrana in grado di raccogliere la sfida, sulla quale smontare il futuro dell’Italia nel nuovo sistema multipolare che si va delineando. 

Pertanto, è ora di fare convergere unitariamente i progetti del partito di Conte, di Fratoianni e Bonelli, di Di Battista e di qualche altro giovane leale e competente, che non si rassegnano a confluire tristemente nel “campo largo”, per attrarre tanti tra il 50% dei non votanti e affrontare le scelte interne e internazionali oramai assolutamente necessarie.

Salvatore Vitaliano 

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