Profeta di me stesso
Un tempo, nella primavera della vita, bruciavo ogni istante con foga vorace.
Oh, stagioni lontane, in cui il fuoco interiore vacillava appena senza spegnersi mai.
Cavalcavo i sogni dettati dal cuore, edificando castelli di fumo ormai crollati.
Inseguivo l'alba nel cuore della notte, cieco davanti al tempo che mi consumava i giorni.
Allora, intrecciavo versi facili e ingenui e mi illudevo di stringere tra le dita il filo dell'eternità.
Non cercavo verità nei passi altrui, né chiedevo il senso del mondo.
Ero l'unico profeta di me stesso, racchiuso nel mio solo universo.
Ogni mattino portava il dono di una splendida follia.
L'ebbrezza degli anni acerbi colmava ogni vuoto, nascondendo l'abisso che si celava dietro la bellezza.
Ho consumato i giochi dell'amore e fatto dell'orgoglio la mia corona.
Oggi i compagni di viaggio sono svaniti nel nulla e mi trovo a recitare l'ultimo atto di questa commedia in totale solitudine.
Custodisco un'ultima poesia nel cuore che non vedrà mai l'inchiostro.
Il sapore della vita è ormai perduto e l'ora del tramonto esige il conto per le illusioni di quel tempo lontano.
Salvatore Vitaliano



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