Perdonate se ritorno sul ridicolo...


 

La vicenda della grazia a Nicole Minetti per me ha evidenziato, se ancora ce ne fosse bisogno, la distanza siderale tra il Fatto Quotidiano e gran parte della restante informazione italiana. 

Non parlo solo del Foglio, del Giornale, del Secolo d’Italia, di Libero o la Verità, quotidiani che ti fanno provare l’ebbrezza del vuoto: la vertigine di parole altisonanti prive di sostanza, di discorsi contorti costruiti per difendere sempre la loro parte politica; discorsi che hanno la forma del logos, ma che quasi sempre si risolvono in falsi sillogismi o in allusioni volutamente vaghe, perché, se scendessero nel concreto, si dissolverebbero come bolle di sapone.

No, parlo anche dei quotidiani storici del nostro Paese: il Corriere della Sera, la Repubblica, la Stampa. Quotidiani che incarnano un’informazione istituzionale che i più benevoli definiscono “moderata”, ma è una moderazione che rifuggo e rifiuto. 

Non c’è nulla di moderato nel rispetto incondizionato verso un’istituzione, una carica o un’autorità. Ciò che vi scorgo è piuttosto un’indole pavida, che non si mette di traverso, non contesta, non si espone e preferisce allinearsi.

Mi riferisco al rapporto di totale riverenza, se non di sudditanza, che tale stampa intrattiene nei confronti del Presidente della Repubblica. 

Se una cosa è bianca ma Mattarella dice che è nera, allora diventa nera. 

Se Mattarella paragona la Russia al Terzo Reich e la Russia contesta quel paragone, si parla di un “vergognoso attacco della Russia al PdR”. 

Se Mattarella, in ogni occasione possibile, attribuisce alla Russia tutti i mali del nostro tempo e la Russia, di conseguenza, lo definisce russofobo, ecco un altro attacco ingiustificato. 

D’altro canto se parlando di Israele Mattarella non ricorre mai a espressioni come “Terzo Reich”, è perché la moderazione e il senso delle istituzioni, in certi casi, valgono ancora...

In questo desolante contesto, in cui la verità dei fatti viene sistematicamente piegata alle convenienze politiche e in cui manca il coraggio di usare le parole giuste quando sono scomode, il mio elogio va al Fatto Quotidiano. 

Un giornale che onora il vero giornalismo, un giornale che mostra carattere e che prima mette in discussione la grazia a Nicole Minetti, entrando nel merito e nel metodo dell’iter che ha portato alla sua concessione, e costringe la Presidenza della Repubblica a chiedere un supplemento d’indagine al Ministero della Giustizia e poi, quando quel supplemento d’indagine (affidato allo stesso soggetto coinvolto nella vicenda contestata), conclude di aver agito correttamente, insiste nell’evidenziarne le palesi incongruenze, le inesattezze e le lacune.

Il carattere del Fatto Quotidiano non consiste soltanto nel coraggio di andare controcorrente. È anche resilienza consapevole e sicura di chi sa di svolgere il proprio lavoro senza dover rendere conto a nessuno. 

Il Fatto non ha politici o istituzioni da compiacere, non ha interessi editoriali da tutelare e rinuncia persino al finanziamento pubblico che gli spetterebbe, proprio per rivendicare la propria libertà di fare informazione nell’esclusivo interesse dei lettori.

Non è un caso che gli scoop e le notizie più scomode pubblicate dal Fatto colpiscano trasversalmente gli schieramenti politici, con una particolare attenzione per i governi di turno. Basti pensare alle inchieste sul “giglio magico” ai tempi di Renzi, prova dell’indifferenza del Fatto verso il potere. 

Allo stesso modo, non teme la “lesa maestà" né del PdR, né ha esitato a criticare quello che ritengo il politico-tecnico più sopravvalutato di sempre: Mario Draghi.

Così come non si preoccupa di dare spazio a chi viene silenziato o isolato come il professor Orsini, il generale Mini, l’ambasciatrice Basile, il professor Canfora il professor Montanari e altri, per aver espresso opinioni difformi rispetto a un’informazione mainstream che, troppo spesso, sembra avere più padroni occulti che lettori. 

Ripeto: NO menomale che tizio c'è (staremmo tutti meglio se non ci fosse), ma meno male che il FATTO c’è!

Salvatore Vitaliano 

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