La rubrica telefonica



Racconto breve scritto da Salvatore Vitaliano 


La rubrica, chi la ricorda più…

Il dito scorreva lungo i cognomi scritti a penna. La rubrica stava vicino al telefono, il fisso, l’unico che esisteva; prima di bachelite nero, poi marroncino sul mobile all’ingresso. Vera custode dei segreti di famiglia, la rubrica non era un oggetto tecnologico, ma un piccolo scrigno di carta con la copertina dai bordi consumati dal continuo sfogliare di dita. 

Quando dovevi chiamare qualcuno non cercavi uno schermo, bastava far scorrere l'indice sulla scaletta alfabetica laterale per aprire una finestra su un mondo di quegli anni ’60; un’epoca in cui i numeri di telefono avevano appena cinque o sei cifre. Ogni famiglia aveva il suo sistema. Alcuni dividevano parenti, medici e negozi, altri infilavano biglietti tra le pagine con numeri scritti in fretta. 

Se il telefono squillava mentre cercavi, qualcuno ti diceva: “rispondi!”. Se ti trattenevi troppo con la cornetta in mano, qualcuno ti diceva: “muoviti!”. 

Il problema arrivava quando un numero era stato corretto troppe volte. Una cifra cancellata o sovrascritta bastava a mandare a vuoto la telefonata. Allora si chiamava un parente, o si cercava un eventuale biglietto nel cassetto e a volte il numero giusto usciva da una busta, da una cartolina o dal retro di una foto. 

La rubrica non conteneva solo cifre, ma frammenti di esistenze. Accanto ad alcuni nomi c’erano piccole annotazioni a matita: "ore pasti", "richiama". C'erano anche i nomi dei vicini di casa, quelli che possedevano l'unico apparecchio del condominio e facevano da ponte per l'intero palazzo, urlando dal cortile: "Signora Dorina, c'è una telefonata per lei!".

Con il passare degli anni, alcune righe erano state tirate a penna. Amicizie sbiadite dal tempo, negozi che avevano chiuso i battenti, o parenti che se n'erano andati, lasciando quel vuoto d'inchiostro sulla pagina. Ma nessuno osava cancellarli del tutto; quel tratto nero era solo un modo per custodire il passato senza dimenticarlo.

Oggi il telefono ricorda tutto da solo. Basta scrivere un nome e la chiamata parte. È più comodo, certo, ma quella rubrica aveva una cosa che il digitale non mostra. Vedevi quali persone contavano in una casa. C'erano numeri che davvero servivano, numeri cerchiati, numeri aggiunti con grafíe diverse.

Oggi, in un'era in cui scorriamo centinaia di contatti digitali e molti anonimi su uno schermo, quella vecchia rubrica degli anni '60 riposa in soffitta o non esiste più. Se la si riprendesse in mano, si avvertirebbe ancora l'odore della carta ingiallita e il ricordo di un tempo in cui ogni numero portato sulla ruota del telefono era un atto di attesa, di pazienza e di profondo legame umano.

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