Basta silenzio: il PdR ha SBAGLIATO.
Una cosa è certa: Nicole Minetti non ispira simpatia nazionale; l'igienista dentale diventata consigliera regionale lombarda nell’orbita berlusconiana, condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione e peculato, non è una persona cui gli italiani guardano con rispetto. Anche per questo è difficile ignorare quello che la sua grazia rappresenta.
Chi paga le tasse, rispetta le regole, aspetta i propri turni nei pronto soccorso e negli uffici pubblici, chi ha interiorizzato con la rassegnazione silenziosa che è forse il tratto più italiano di tutti, che esistono due velocità: una per chi ha i santi in paradiso e un’altra per tutti gli altri, questa concessione di grazia alla Minetti proprio non la meritava.
A queste persone che votano, e pagano lo stipendio ai consiglieri regionali, anche a quelli condannati per peculato, la grazia è arrivata come un ceffone.
Il Presidente della Repubblica occupa un posto peculiare nell’immaginario civico italiano. Non è rispettato per quello che fa nel quotidiano ma per quello che rappresenta.
Il custode. Quello che firma, ma non sempre. Quello che, almeno in teoria, mette l’interesse dei cittadini davanti all’interesse della Casta.
Per questo la grazia a Minetti fa più male di quanto la vicenda meriterebbe. Non per Nicole Minetti in se, ma perché il Quirinale si è allontanato dai cittadini, e le istituzioni stanno sempre più diventando il luogo dove le schifezze di questa classe mediocre di politucoli ci sta abituando.
Minetti non ha scontato un giorno di pena, nemmeno sotto forma di affidamento ai servizi sociali, misura già prevista e non ancora iniziata quando i suoi legali hanno presentato l’istanza. La grazia è arrivata il 18 febbraio 2026, emersa alla conoscenza pubblica solo due mesi dopo, alla vigilia del processo Ruby Ter, grazie all'unico quotidiano credibile che ci è rimasto...
La Procura Generale ha verificato tutto. Nessuna irregolarità. Tutto lecito. Ora ancora di più dopo la ritrattazione della testimone chiave. Ma la grazia non è un automatismo. È un atto discrezionale: il Presidente può rifiutarla anche con tutti i pareri favorevoli, come stabilito dalla Corte Costituzionale nel 2006.
Il PdR non è un notaio. È il garante della Costituzione, quella che all’articolo 3 impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici che limitano di fatto l’uguaglianza.
Nicole Minetti vive con Giuseppe Cipriani, persona ricca, simbolo del lusso internazionale. Non è una persona abituata a perdere. Per chi vive in quel mondo, la grazia non è sopravvivenza è la conferma di aver vinto ancora una volta. Contro lo Stato. Contro i giudici. Contro i milioni di persone che le regole le rispettano perché credono valga la pena farlo. Non cancella la pena. Cancella la sconfitta.
Il Paese non legge il dossier, legge il gesto. E il gesto dice che in Italia, se hai le risorse e gli avvocati giusti, ottieni lo sconto. Dice che chi non ha niente di tutto questo resta dove sta, in una cella sovraffollata dove nel 2025 hanno perso la vita ottantadue detenuti suicidi. Dice quello che il Marchese del Grillo ripete da secoli: esistono due categorie, e non si mescolano mai quando conta davvero.
Mattarella si è SBAGLIATO. Non per dolo, non per connivenza. Si è sbagliato perché ha scelto la procedura sopra il senso del gesto, perché non ha preso posizione. In un Paese che ha perso fiducia nelle istituzioni, il senso del gesto conta più della procedura.
Il garante della Costituzione ha garantito la Costituzione di carta. Quella concreta, quella che vive nell’esperienza di milioni di italiani che vanno avanti senza santi in paradiso, è rimasta dov’era.
Salvatore Vitaliano



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