Sereni vs Stressati
Sono sicuro che tutti, nella nostra cerchia di conoscenze, abbiamo quella persona che sembra sempre calma, che non si agita quando le cose vanno storte, che è capace di non portarsi il lavoro e le preoccupazioni a casa.
Ecco, a meno che quella persona non sia tu, la guardi e pensi: “che fortuna, avrà sicuramente una vita senza sbattimenti, senza problemi” e invece no, probabilmente non è così. Quella persona ha gli stessi problemi tuoi, forse anche di più, ma la differenza è in quello che fa con i propri problemi e soprattutto in quello che non fa.
In questo post ti racconto alcune cose che le persone positive fanno in modo sistematico e le persone stressate evitano, ignorano o più semplicemente non hanno mai considerato di fare.
Io c’ho messo settant’anni per capirlo ma, meglio tardi che mai. Ovviamente non ti dirò di svegliarti alle 5:00 del mattino per fare la tua ora di meditazione o la tua sessione di yoga, ma ti parlerò di quelle abitudini che le persone più serene adottano nel quotidiano per tracciare un confine tra le problematiche e le responsabilità che tanti di noi abbiamo e spesso ne siamo sopraffatti.
Cominciamo. La prima cosa che le persone serene non fanno è considerare tutto urgente. Oggi trattiamo qualsiasi cosa come un'emergenza. Il telefono squilla e rispondiamo subito qualsiasi cosa stiamo facendo. Arriva un messaggio e facciamo la stessa cosa. Insomma, viviamo in modalità reattiva permanente.
Ecco, le persone serene hanno capito una cosa fondamentale: l'urgenza degli altri non è automaticamente la loro urgenza. Hanno imparato a fare una pausa, a mettere quel piccolo spazio tra lo stimolo e la risposta, e così facendo sono più in grado di fare scelte consapevoli invece di avere reazioni automatiche.
Quindi, cosa fare in concreto? Beh, prima di rispondere a un messaggio, una mail, una notifica, chiediti, è davvero urgente? Il tempo di questa breve riflessione farà tutta la differenza di questo mondo.
Passiamo al secondo punto: il controllo totale. Le persone stressate hanno un problema con il controllo. Vogliono sempre sapere come andrà a finire; vogliono pianificare ogni eventualità; vogliono avere il controllo su tutte le variabili. E quando non ci riescono (perché non ci riescono mai del tutto, perché non tutto può essere controllato), ecco che si stressano. Le persone serene invece, hanno imparato a separare quello che dipende da loro da quello che non dipende da loro. E questo non ha nulla a che fare con il fatalismo o con la rassegnazione ma è una distinzione pratica che gli stoici usavano già 2500 anni fa, ovvero la percezione che un individuo ha rispetto al controllo sugli eventi della propria vita.
Ti faccio un esempio: prendi un foglio e dividi le tue preoccupazioni in due colonne. A sinistra scrivi cosa puoi fare rispetto a quella situazione. A destra scrivi cosa non puoi fare, cosa non puoi controllare. Le persone più serene investono energia solo sulla colonna di sinistra. Tutto il resto lo accettano, lo lasciano andare o al massimo lo delegano. Le persone stressate invece passano la maggior parte del tempo a preoccuparsi solo della colonna di destra.
Passiamo adesso a un altro punto molto comune tra le persone stressate e cioè il fatto di vivere costantemente nel futuro. Si potrebbe dire che passano la maggior parte del tempo a proiettarsi in avanti, a preoccuparsi di quello che potrebbe succedere. Passano il tempo a pianificare scenari che non è detto che si realizzeranno o almeno non così come l'hanno immaginato. Usano spesso quelle frasi del tipo: "Sarò felice quando avrò quel lavoro, quando avrò quella relazione, quando sarà finito questo periodo difficile, quando le cose si sistemeranno”, in pratica a data da destinarsi. Le persone serene invece hanno imparato a stare più nel presente e lo fanno in modo molto pratico. Si chiedono: “Cosa posso fare in questo momento che sto ignorando? Perché sto pensando a domani?”. Come ho già detto, quando ti preoccupi del futuro, il tuo sistema nervoso risponde come se il pericolo fosse già qui. Questo si traduce in tensione, nervosismo, ansia e una perdita di lucidità. Se ci pensi, è quello che accade quando facciamo scena muta ad un esame. Eppure le cose le avevamo studiate!
Le persone serene non hanno mica smesso di pianificare. Chi lo dice che se vivi il presente non puoi avere obiettivi o non puoi progettare il futuro? Chi vive il presente semplicemente ha smesso di preoccuparsi, ovvero occuparsi prima per le cose che non sono ancora successe. Tutto qui. E questo non vuol dire affatto che non valutino la situazione, ma semplicemente hanno fatto pace con la preoccupazione.
Quante energie sprechiamo nel sentirci in colpa per qualcosa che non abbiamo fatto abbastanza bene? Quel lavoro poteva essere svolto meglio; quella mail poteva essere scritta con un altro tono; quella conversazione poteva andare diversamente. Insomma, stiamo lì a rimuginare e a cercare un perfezionismo che non troveremo mai perché si sa, potremmo sempre fare meglio di come abbiamo fatto.
Questo costante rimuginare non fa altro che aumentare stress, ansia e senso di colpa che le persone più serene non provano perché hanno capito che la perfezione è la nemica dell'azione; che stare lì a ripensare agli errori, non li corregge. Insomma, meglio una cosa imperfetta ma fatta, che perfetta ma solo immaginata. Le persone serene sanno che poi ci sarà sempre il modo di correggere il tiro, ma intanto agiscono e più agiscono più fanno, e più fanno più saranno in grado la prossima volta di portare a termine un compito. Insomma, hanno imparato a dirsi: "Ho fatto del mio meglio con quello che avevo in quel momento" e non ci pensano più.
E tocchiamo adesso un tasto che quando viene premuto suscita sempre un po' di discussione e cioè la disconnessione. Bene, la disconnessione di cui ho già parlato in un mio post precedente e di cui parlo oggi è legata non tanto ai social, almeno non solo, ma alla capacità delle persone più serene di avere dei veri e propri rituali di chiusura, cioè alternare quel momento in cui si fa ciò che si deve a momenti in cui bisogna dedicarsi a sé medesimi.
Per alcuni potrebbe essere semplicemente ritagliarsi un'ora per passeggiare, per altri potrebbe essere leggere, per altri indossare la tuta e andare in palestra ad allenarsi. Insomma, non importa cosa sia, importa solo che esista questo momento di disconnessione. Le persone stressate invece non smettono mai di lavorare, portano il lavoro a casa, a tavola mentre si cena, controllano le mail, rispondono al collega alle 11:00 di sera, fanno una doccia e stanno ancora lì a rimuginare su cosa è successo al lavoro. Praticamente, non staccano mai. Il rituale di disconnessione, invece, dice al cervello: "Questo capitolo è chiuso, adesso ne inizia un altro”. Le persone stressate aspettano che la serenità arrivi, aspettano il weekend, aspettano le ferie, aspettano il momento in cui le cose si calmano, insomma, stanno lì ad aspettare quel momento in cui finalmente potranno rilassarsi. Le persone serene invece hanno smesso di aspettare. Hanno capito che la serenità non è uno stato che si raggiunge una volta risolti tutti i problemi ma è qualcosa che si costruisce ogni giorno a piccoli passi, vivendo la vita che si ha e non quella che si vorrebbe avere.
Salvatore Santangelo



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