Quando si dice "Sfortuna"


 

La sicumera del pre-referendum e il piagnisteo del post-referendum ci segnalano la caducità della propaganda e la necessità di fare i conti con la cruda realtà.

Prima del voto, la narrazione meloniana era quella del paese di Bengodi: tutto bellissimo, tutto perfetto; eppure quasi tutti non se n’erano proprio accorti. 

Per il flop dei centri in Albania, la colpa è stata della magistratura cattiva. Quando Trump, ha scatenato una guerra in Iran a pochi giorni dalle scellerate esternazioni sul Nobel per la pace, il nostro Presidente del Consiglio continuava a rivendicare la sua centralità internazionale, fino alla difesa del Pontefice, che le è costata il licenziamento di Trump.

Poi è arrivata la bocciatura della riforma della magistratura (chiamarla riforma della giustizia sarebbe un insulto all’intelligenza). 

Nessuna assunzione di responsabilità, cadono un po' di teste ma non una parola di autocritica; per la Meloni incompresa, sono gli italiani ad aver perso un’occasione: forse gli stessi che non si erano accorti del Bengodi.

E ora c’è bisogno di altre giustificazioni: eccone due pronte all’uso. 

La prima: è colpa dei governi precedenti (un grande classico forse spendibile al sesto mese di governo, certo non al quarto anno). Meloni ha oggi l’audacia di indicare come colpevole il Superbonus, misura gestita quasi interamente dai governi Draghi e poi dal suo, per giunta con lo stesso Ministro dell’Economia: quel Giancarlo Giorgetti che ha di recente descritto la nostra economia come un ospedale da campo (anche lui forse non si è accorto del Bengodi).

La seconda scusante la ascolti e pensi che non possa farcela a passare, è quella su cui non scommetteresti mai: la sfortuna.

In psicologia sociale, è la teoria secondo cui le persone spiegano a se stesse e agli altri le cause di ciò che accade levandosi la responsabilità degli eventi e attribuendola a fattori fuori dal proprio controllo: sfortuna appunto, complotti, azioni degli altri. 

Quando parla di traguardi, Giorgia Meloni si attribuisce il merito. Quando è costretta a parlare dei fallimenti, le cause sono tutte esterne.

La sfortuna, signora Meloni, non c’entra! Anzi, mi chiedo come abbiano fatto tanti analisti a riconoscerle un presunto genio politico e una spiccata intelligenza: la disastrosa scelta di prostrarsi a Trump è tutta sua, così come quella di sposarne le cause belliche che l’Italia pagherà per i prossimi anni. La responsabilità di aver selezionato una classe dirigente totalmente inadeguata, è interamente sua, non della sfortuna e tanto meno dell'intelligenza (onestamente, introvabile). 

Eppure oggi ci tocca ascoltarla mentre si lamenta del destino cinico e baro.

Una classe dirigente matura governa prendendosi meriti, e ci mancherebbe, ma anche assumendosi responsabilità, e non scaricando colpe a altri o alla sfiga.

Salvatore Vitaliano 

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