Prima era: "menomale che Silvio c'è"...
La difesa della Costituzione nata dalla resistenza al fascismo, e l' ultima vittoria referendaria, ci restituiscono un desiderio di etica pubblica impellente ma differente da parte di chi ricopre ruoli nella cosa pubblica.
A questo proposito, la vicenda della grazia imprudentemente concessa dal Presidente della Repubblica a Nicole Minetti non può ritenersi solo una sequela di errori e sbagli scusabili. Troppe negligenze, troppe stranezze, non pochi inganni.
Ma come può lo Stato in tutte le articolazioni che sono coinvolte istituzionalmente nella concessione della grazia, farsi bucare con cotanta facilità?
Eppure la profilatura del soggetto richiedente la grazia imponeva ben altro atteggiamento da parte del ministero della Giustizia, della magistratura e del Capo dello Stato.
Ai custodi della Costituzione è richiesta non solo grande professionalità, ma alta capacità di interpretare con etica pubblica l’autentico spirito della Costituzione, altrimenti accade che certe concessioni ci facciano vergognare. Questo paradosso etico ed istituzionale comincia ad essere davvero troppo.
Non si comprende come il Presidente della Repubblica, che non è colui che mette un timbro da bollo ma l’unico che può concedere la grazia e il primo custode della Costituzione, possa essere così "distratto".
Essere custodi significa prestare attenzione che non accada che il potere non solo abusi del potere, ma che abbia una corsia preferenziale per ottenere vie d’uscita. E vuol dire soprattutto difendere e attuare la Costituzione: allora, visto che difesa e attuazione della Costituzione sono tornati anche al centro dell’attenzione popolare, sarebbe necessario che i custodi della Costituzione, a tutti i livelli (soprattutto il capo dello Stato) si ricordassero anche che esistono tanti altri articoli traditi, e che in particolare l’articolo 11 sancisce, in maniera netta e inequivocabile, che l’Italia ripudia la guerra, che è il contrario di quello che le istituzioni apicali del nostro Paese stanno facendo da diversi anni (eh, Mattarella...).
Dico questo, perché il refrend: "menomale che c'è Mattarella" è, a mio modesto parere, un po' troppo abusato e sta stancando.
Il Presidente è "scivolato" in non poche occasioni. Oltre al recente e dibattuto caso della grazia a Nicole Minetti, l'operato della Presidenza della Repubblica negli ultimi anni è stato oggetto di diverse critiche da parte di esponenti politici, costituzionalisti e opinione pubblica:
* Il Veto su Paolo Savona (2018): quando Mattarella rifiutò la nomina di Savona come Ministro dell'Economia per le sue posizioni critiche sull'Euro. Questa scelta portò a una temporanea richiesta di impeachment da parte di alcune forze politiche, sebbene i costituzionalisti abbiano poi escluso violazioni formali.
* Gestione della Crisi Post-Elettorale: successivamente al fatto di cui sopra, è stato contestato a Mattarella il mancato affidamento immediato di un mandato esplorativo a Matteo Salvini dopo le elezioni, scelta che si supponeva avrebbe forse compromesso la stabilità della legislatura, ma comunque assolutamente legittima.
* Interpretazione del Pareggio di Bilancio: alcuni economisti, come Roberto Perotti, hanno evidenziato un errore tecnico in un richiamo del Presidente all'Articolo 97 della Costituzione. Mattarella sostenne che la Carta imponesse il pareggio di bilancio, mentre il testo parla di "equilibrio", una distinzione tecnica fondamentale che renderebbe teoricamente incostituzionali quasi tutti i bilanci dello Stato degli ultimi anni.
* Interpretazione dell'Articolo 11: il Presidente ha forzato il testo costituzionale riguardo al ripudio della guerra (Russia-Ucraina), interpretando le norme in modo da giustificare l'invio di armi senza un ruolo diplomatico più incisivo (un errore madornale).
* Caso Palamara e Magistratura: critiche da parte del Consiglio Superiore della Magistratura sono state mosse al Presidente della Repubblica per non aver agito con sufficiente fermezza di fronte allo scandalo delle nomine pilotate del caso Luca Palamara.
* Promulgazione di Leggi "sbagliate": In diverse occasioni (tra cui un intervento del novembre 2024), Sergio Mattarella ha dichiarato di aver promulgato leggi che considerava "sbagliate o inopportune". Pur non essendo un errore formale, rappresenta l'ammissione di aver avallato norme tecnicamente carenti per rispetto del ruolo parlamentare.
*L'invasione russa come il Terzo Reich: nel febbraio 2025, Mattarella ha espresso forti preoccupazioni per l'atteggiamento di Putin in Europa, accostando implicitamente l'aggressione russa a dinamiche storiche del Terzo Reich (una affermazione più che oscena).
Va detto che il Presidente gode di un alto indice di gradimento in Italia; tutti lo elogiano e pochi lo criticano (io tra questi), ma trovo che questa centralità sia un male.
In ambito istituzionale, parlare di "errori oggettivi" del Presidente della Repubblica è complesso, poiché il Capo dello Stato non risponde politicamente dei propri atti ed è punibile solo per alto tradimento o attentato alla Costituzione (Art. 90). Tuttavia, esistono episodi in cui la Presidenza ha ammesso limiti procedurali o è stata oggetto di rilievi tecnici da parte di economisti e giuristi.
Fino a quando la questione morale e l'attuazione della Costituzione non saranno la priorità dei vertici della classe dirigente del Paese, sarà sempre l’abuso del potere a sembrare o a essere dominante.
Salvatore Vitaliano



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