Lo Stato Canaglia
Parole al vento, quelle di Francesca Albanese nel chiedere all’Italia di non opporsi più alle sanzioni europee contro Israele e alla sospensione dell’accordo di associazione tra Unione europea e Israele.
Non sarebbe una mossa simbolica. Israele è un paese piccolo e le sanzioni sarebbero uno strumento efficace per fermare le sue violenze: “Sospendere l’accordo commerciale può aiutare a fermare l’aggressione che sta portando avanti non solo nei confronti dei palestinesi, ma anche nei confronti del Libano e di altri Paesi nella regione”.
L’accordo di associazione con l’Unione europea, è il quadro che rende l’Ue “il primo partner commerciale di Israele”. Sospenderlo non significherebbe, negare il diritto alla sicurezza: “Quello che Israele sta facendo non è proteggersi, ma mettere in pericolo la vita di tanti popoli”.
L’Italia deve smettere di impedire una misura che sarebbe coerente con il diritto internazionale e con lo stesso diritto europeo, che prevede una clausola di sospensione in caso di violazione di diritti umani.
L’ipocrita e surreale distinzione tra ‘buoni’ e ‘cattivi’ nel governo estremista di Netanyahu, con Ben-Gvir da isolare come esagitato capro espiatorio è una stupidaggine nota a tutti.
Non è che mentre Netanyahu dava determinate disposizioni il resto del governo si opponeva.
Non è che mentre il governo avanzava il Parlamento si ribellava.
Il caso della pena di morte per i palestinesi, mostra un consenso politico molto più largo di quanto venga raccontato dalla propaganda bellicista israeliana.
In Israele la discriminazione dei palestinesi non riguarda solo la destra al governo, ma è un problema sociale, culturale, mediatico e istituzionale.
Il rapporto sul genocidio della relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, conferma che Israele continua a evocare a sé il diritto di torturare i palestinesi nelle carceri attraverso un regime di vita insostenibile e insopportabile.
Sono tacitamente conniventi nel discrimine anche università, magistratura e media israeliani.
Mi chiedo:
"Dove sono state le opposizioni al genocidio?
Chi ha difeso la libertà d’espressione degli israeliani contrari all’apartheid e alla guerra?
Chi ha rotto la “comunicazione a 360 gradi” che per oltre due anni ha alimentato odio, discriminazione e deumanizzazione dei palestinesi, anche grazie al collaborazionismo di molti politici e media anche in Italia?".
Per questo, chi continua a parlare di “diritto all’autodifesa”, dopo due anni e mezzo di massacri a Gaza e in Cisgiordania, qualora fosse in buona fede, è male informato.
Israele è solo in piccola parte contrario alle politiche disastrose del suo governo criminale. Questo è certo.
Far credere che, cambiato il governo cambierebbe la musica, è mentire.
Certo le cose migliorerebbero ma Israele è "quella roba lì": uno STATO CANAGLIA.
Salvatore Vitaliano



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