Leoni da tastiera


 

Sapete qual è un problema dell'umanità?

Gli stupidi e gli ignoranti sono sempre sicuri di ciò che dicono, invece le persone sagge e con conoscenza sono piene di dubbi. 

Ricordate Socrate? “So di non sapere” diceva il filosofo greco.

Ma il punto sapete qual è?

La sicurezza in ciò che dici, convince più del dubbio. In pratica l'ignoranza si diffonde molto più velocemente della conoscenza, perché la prima ostenta sicurezza, la seconda infonde il dubbio e questo problema è amplificato dai social.

Una volta, quando anni fa, anch’io ero sui social, la gran parte di commenti servivano a discutere, a confrontarsi, persino a crescere. Uno scriveva una cosa e un altro rispondeva; si divergeva magari, certo, ma almeno ci si scambiavano le idee. 

Oggi no. Oggi il commento è diventato un tribunale permanente. Tu non scrivi più un'opinione ma depositi prove e sotto arrivano immediatamente i giudici popolari: “vergognati, ridicolo, ignorante, ti sei venduto, pagliaccio. Prima ti seguivo. Che delusione!”.

Ormai non si commenta più quello che dici, si processa quello che sei. E la cosa meravigliosa è che tutti sembrano avere la certezza morale assoluta, una sicurezza incrollabile come Mosè quando scendeva dal monte Sinai con le tavole della legge, solo con meno barba e più foto profilo col cane.

Ormai ogni post sembra il giudizio universale con milioni di persone convinte di appartenere al lato giusto della storia. Ed è bellissimo perché il diritto, la filosofia, la religione, la letteratura per secoli hanno cercato disperatamente una risposta alla domanda: “Chi può giudicare gli altri?”. E finalmente i social hanno risolto il problema: tutti possono giudicare tutti, sempre, su qualsiasi argomento, con competenze pari a zero ma autostima pari a 1000. 

Ed è giusto così, ben venga, perché chi giudica deve essere perfetto e noi evidentemente siamo circondati da esseri umani impeccabili, persone senza contraddizioni, senza errori, senza incoerenze, senza ipocrisie, senza piccole meschinità quotidiane, che non parlano male degli altri, che non tradiscono, che non mentono, che non godono delle cadute altrui, che non invidiano. Praticamente santi, solo più aggressivi e soprattutto gente che ha poco tempo per leggere perché deve scrivere, non ha bisogno di informarsi, i loro giudizi sono universali ed eterni.

E se anche (diciamoci la verità), chi legge e studia dalla mattina alla sera ha poco tempo per scrivere commenti e tantomeno per leggere quelli altrui per poi criticarli, poco importa, l'importante è dare adito a un cervello che altrimenti rischia di atrofizzarsi.

Una volta almeno esisteva il dubbio, la prudenza, l'idea che forse anche noi potessimo sbagliare. Adesso no. Adesso chiunque possiede uno smartphone possiede automaticamente anche una toga morale e appena qualcuno scrive qualcosa, parte il rito collettivo, non per capire, non per dialogare, ma per emettere sentenze immediate, definitive, possibilmente umilianti, perché il vero obiettivo non è avere ragione, è avere un palcoscenico per pochi minuti, il tempo di un commento, poi si torna alla propria meschina e imperfetta vita, a fare esattamente le stesse cose che si condannano negli altri, ma con grande dignità morale naturalmente, perché sui social ormai non siamo più cittadini, siamo tutti pubblici ministeri dell'anima altrui. Questa è la legge dei social.

Ciao amici, se questo post vi tornerà utile per persuadervi a “de-socializzarvi” il mio tempo non sarà andato perso. Alla prossima!

Salvatore Vitaliano

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