La politica ha perso moralità e credibilità



C’era una volta la politica dei grandi partiti di massa. Quella democristiana era grigia, ingessata, bacchettona. Un perbenismo che sapeva di incenso e di canonica. 

I comunisti erano anticlericali ma il loro atteggiamento era ancor più fideistico, se possibile. Dovevano apparire sobri e austeri, duri e puri. Berlinguer poneva la questione morale, giustamente. 

In America erano puritani e i rappresentanti del popolo erano sottoposti a giudizi morali così severi da sfociare nel moralismo. Clinton fu crocefisso non tanto per il fatto dello studio ovale ma per aver mentito al popolo, giurando il falso.

Il fatto è che la politica svincolata dalla morale crea corruzione e crollo della credibilità. È dalla mala politica che nasce il germe dell’antipolitica.

Nel ventesimo secolo avevamo tassi altissimi di politicizzazione: tutti, nei bar, nei negozi, nelle scuole parlavano di politica. Tutti votavano: i galoppini di partito portavano ai seggi ciechi e invalidi, vecchi e malati, restavano esclusi solo i residenti all’estero.

In poche tornate siamo precipitati a livelli di astensione paragonabili a quelli che da sempre c’erano negli Stati Uniti (la politica riservata agli addetti ai lavori). 

Siamo bravissimi a imparare il peggio dagli altri. Non vorremmo arrivare alle stragi nelle scuole.

Furono i socialisti (con i radicali) i primi a rompere la cappa di conformismo imperante. La Milano da bere, i congressi sfarzosi, il leaderismo, l’ostentazione degli arricchimenti personali. 

Craxi con i decreti Berlusconi rompeva il monopolio Rai, la TV commerciale immetteva ritmi e format americani, la pervasività della pubblicità, calcio, veline maggiorate, gossip. 

Con l’auto-implosione dei partiti, Berlusconi dovette esporsi in prima persona per tutelare i propri interessi: comunicazioni e giustizia prima di tutto. Non avendo alle spalle nessuna cultura politica, mancava di classe dirigente. Si faceva affidamento a dirigenti Mediaset e Publitalia e, all’occorrenza, ai suoi avvocati. Per il resto, per riempire le liste si rimescolava tra nani e ballerine, Sgarbi e Ferrara, brunette e Ivezanicchi.

Nel declino, venuti meno i freni inibitori di madre e moglie, pescò persino tra le frequentatrici delle cene eleganti. Ed ecco le Minetti. Soggetti simili all’interno delle istituzioni fanno da detonatore di magagne latenti in un sistema già in declino. D’altro canto, chi già a cinquant’anni doveva ricorrere a trucco e parrucchino, tinture, ritocchi, calze sulle telecamere, non poteva che legittimare l’apoteosi della chirurgia plastica. Rifattume a go go. 

Un mondo falso, corrotto, guasto, che con la potenza di fuoco del suo impero televisivo ed editoriale Silvio é riuscito a farci digerire. 

Chi critica certi modelli (sub)culturali e di degenerazione antropologica è semplicemente invidioso e “rosicone”, questo era il messaggio che facevano passare. Chiunque si mette di traverso, che sia un organo di controllo o chi semplicemente rifiuta di adeguarsi è una zecca comunista.

Nell’Assemblea costituente di mezzo secolo prima c’erano le migliori menti, con un’alta percentuale di laureati; oggi abbiamo una premier che chiama liceo un istituto professionale, esponenti di governo che millantano Titoli (telematici). 

I ministri democristiani, per quanto ingordi e maneggioni, avevano solide basi elettorali radicate nei territori. Oggi nella stretta cerchia delle conventicole ci si basa su appartenenze, il clientelismo è scaduto nel nepotismo, nell’esaltazione del familismo amorale. 

Il modello berlusconiano del politico tycoon arrogante e immorale, spavaldamente bugiardo e disonesto, in conclamato conflitto d’interessi, in barba ai guai giudiziari, spregiudicatamente lascivo e financo depravato, trova congrua continuazione in Trump. In scala notevolmente maggiorata, nel rispetto delle rispettive proporzioni. I risultati in termini di limiti connaturati alla democrazia in un regime basato sull’unico valore del denaro sono, ahimè, sotto gli occhi di tutti.

Nulla potrà cambiare, anzi potremo solo peggiorare finché non prendiamo coscienza che ai politici nostri rappresentanti noi affidiamo la gestione delle nostre vite, dei nostri destini, delle nostre ricchezze. 

Da loro dipende se i nostri figli e nipoti troveranno un ambiente sereno, scuole che funzionano, parchi e impianti sportivi efficienti e confortevoli. Se i nostri anziani avranno un servizio sanitario decente, strutture di accoglienza adeguate. Se le strade saranno pulite e sicure, la giustizia farà giustizia, lavoro e ambiente saranno tutelati, diritti e libertà saranno garantiti, l’economia sarà fiorente e sostenibile, i nostri interessi difesi anche a livello internazionale. 

Alla Regione, in Parlamento, al Governo, in tutte le istituzioni dobbiamo pretendere di avere persone serie, competenti, affidabili, professionali e preparate.

Il fondo è stato ampiamente toccato, ora abbiamo il dovere di risalire.

Salvatore Vitaliano 

Commenti

Post più popolari