Giornalisti e pennivendoli...


 

I social sono pieni di fake news esattamente come i media tradizionali. Ma, a differenza dei media tradizionali, non vanno tutte nella stessa direzione. 

Marco Travaglio ha coniato una frase che mi ha fatto ridere per la sua veridicità e sagacia e che cito:    

Si vis bellum, spara balle“. 

In essa è raccolto tutto il racconto pubblico delle guerre, ma anche quello della giustizia: propaganda, mezze verità, campagne costruite per orientare opinione pubblica e scelte politiche.

Il primo terreno è l’Ucraina: chi in questi anni ha sostenuto la necessità di un negoziato con la Russia è stato bollato come “putiniano” e inserito in “liste di proscrizione”. Ora, però, molti arrivano alla stessa conclusione: “Bisognerà parlare con la Russia”. 

Si sarebbe potuto farlo prima per ragioni nobili quali la pace, il disarmo, il dialogo, la sicurezza reciproca, la diplomazia. Invece, ci si arriverà per una ragione meno nobile: “Perché altrimenti non si accende il condizionatore“.

E poi c'è il riarmo europeo, per cui l’Europa deve spendere decine di miliardi in più in armamenti “contro chi non si sa”, mentre gli Stati Uniti di Donald Trump si allontanano dal continente. Un’occasione stupenda per smettere di combattere “i nemici degli americani”. 

La responsabilità, inutile dirlo, ricade sulle classi dirigenti europee, sul regime russo che ha invaso l’Ucraina e sul governo ucraino, “che noi abbiamo spalleggiato a sbagliare, aiutandolo con le armi anziché con la diplomazia”.

Infine il referendum sulla giustizia. Le “balle” hanno prodotto rigetto: gran parte dei partiti spingeva per il sì, ma ha vinto il no. Il punto è il doppio binario: una giustizia che va bene quando colpisce “i poveracci” e diventa un problema quando riguarda “i signori”. Anni di modifiche bipartisan che hanno portato a due codici, “uno per i cittadini di serie A e uno per i cittadini di serie B”.

Chiudo col botto! L’ultimo passaggio riguarda il caso Minetti e la grazia concessa da Sergio Mattarella, con i retroscena rivelati dal Fatto Quotidiano. 

Qui entra in gioco una doppia cintura di protezione: da un lato la “stampa corazziera”, per cui il Presidente della Repubblica “ha sempre ragione”. Dall’altro, la stampa di centrodestra, per cui “tutto il mignottume berlusconiano è condonato e prescritto”. In mezzo ci sono i giornali che non hanno la notizia e provano a smontare quella degli altri.

Da qui il passaggio sui soldi pubblici all’editoria. Come ho più volte detto, un giornale deve reggersi su chi lo compra e lo legge, non sull’elemosina al governo di turno. Chi vive dei lettori ha il dovere di "mettere gambe in spalla e trottare” a cercare notizie ogni giorno. Chi aspetta le provvidenze pubbliche può stare tranquillo, e i risultati li vediamo.

Salvatore Vitaliano 

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