Tempi che cambiano
Quando ero giovane comandavano i vecchi; ora che sono anziano sono i giovani che decidono e impongono i loro punti di vista.
Queste parole riflettono lo stravolgimento avvenuto all’interno dei nuclei familiari negli ultimi 70 anni.
Negli anni '50 e '60 era normale che a scuola i maestri punissero corporalmente i bambini con delle bacchettate sulle dita oppure con schiaffi.
I genitori, per lo più, non mettevano in discussione l’autorità del corpo docente, anche quando alcuni esageravano nelle punizioni.
In molte famiglie, il padre comandava più del maestro e i bambini erano attenti a non farlo adirare perché era portatore di autorità e autorevolezza, oltre che dotato di un ceffone deciso.
Era normale ritenere che, se si era ragazzi, si dovesse ubbidire al padre e alla madre. Naturalmente tutti, più o meno, sgarravano, ma erano consapevoli di andare incontro, se scoperti, a delle punizioni che venivano poi accettate.
Un decennio più tardi, dopo il ‘68 con i moti studenteschi, tutto cambiò in meglio con una maggiore consapevolezza, sia nei ragazzi che nei genitori.
Ma, negli ultimi due decenni questo cambio di impostazione psicologica e culturale si è estremizzato fino all’esagerazione opposta.
Vediamo famiglie asservite ai voleri di piccoli figli tirannici che vogliono questo o quello.
Complice la diminuzione delle nascite, ogni bambino ha a disposizione genitori, nonni e zii pronti ai suoi voleri che fanno a gara a fare il regalo più bello.
Questi bimbi, che non ricevono dinieghi, divengono dei piccoli tiranni per genitori che paiono sempre sentirsi in colpa perché non fanno a sufficienza per renderli felici.
Arrivati all’adolescenza, alcuni di questi piccoli "mostri", allevati come futuri re, si rendono improvvisamente conto di non essere dei veri reucci. Scoprono che nella vita reale in mezzo agli altri, esistono un sacco di difficoltà e che il loro modello “principesco” di rapportarsi agli amici o all’altro sesso viene sbertucciato.
Immaginate come reagirebbe il principe inglese se, improvvisamente, scoprisse di essere uno come gli altri; anzi con più problemi, perché non abituato ad affrontare le difficoltà della vita.
Il genitore deve avere il coraggio di inibire certi eccessi: se un bambino vuole correre attraversando la strada, occorre che qualcuno lo fermi, per evitargli un incidente. Se un adolescente vuole provare le droghe sarà necessario inibirgliele, ad esempio non dandogli soldi.
La repressione, però, deve avere dei limiti per non divenire crudele. L’elemento centrale nel processo educativo è l’affetto che dovrebbe costruirsi fra genitore e figlio. Una discussione, una punizione, un momento di acceso confronto, se inseriti in una relazione complessivamente affettuosa, in cui entrambi sono sicuri dei sentimenti dell’altro, assume un significato diverso.
Le differenze è giusto che ci siano e non vengano annullate, ma il modello educativo dei genitori deve essere chiaro, in modo che i figli possano decidere di adeguarsi o, prendendosi i rischi del caso, di non seguirlo.
Occorre sconfiggere due sentimenti estremi: da un lato la rabbia perché il figlio non è come loro vorrebbero e, dall’altro, il senso di colpa per non avergli offerto abbastanza.
Queste due situazioni esagerate sono le due facce della stessa medaglia: quella di non essersi staccati dai figli, ma di viverli come una propaggine di se stessi.
Molti genitori vorrebbero che i figli non facessero i loro errori e che ottenessero dalla vita quello che loro non sono riusciti ad avere.
Non sentendosi felici e realizzati, invece di vedere il figlio come altro da sé non riescono a concepire il distacco. La rabbia e il senso di colpa sono la conseguenza di questa mancanza di una fisiologica differenziazione.
Molti sensi di colpa che i genitori vivono, sono frutto di proclami portati all’eccesso che qualche psicologo ha insinuato contro di loro.
Ma negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambio di direzione. Gli psicologi, hanno capito che non era giusto colpevolizzare i genitori per gli errori dei figli e stanno proponendo un ragionamento opposto, dando addosso ai ragazzi viziati e indicando ricette più o meno repressive.
Il mio consiglio, se modestamente mi posso permettere, è quello di sempre e cioè di diffidare dalle ricette dello “psicologo guru” di turno.
Bisogna essere se stessi e dare sempre buoni esempi.
Salvatore Vitaliano



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