Aggressione alla Scuola Pubblica


  

Con il plauso di Confindustria, il governo manda a segno un altro colpo al cuore alla Scuola Pubblica: la schi-forma degli Istituti Tecnici.

Con una legge delega, a sorpresa, senza un minimo di consultazione delle sigle sindacali di categoria e di docenti e dirigenti scolastici, il governo di destra che, va detto, in disastri ha poco da invidiare ai suoi predecessori di centro sinistra, manda a segno un colpo che verrà avvertito soprattutto dalle famiglie con disagio economico: la riforma degli istituti tecnici.

La riforma prevede fin dal 2026/27 ad iscrizioni già avvenute, la riduzione di un anno del corso di studi degli istituti tecnici, con un taglio significativo delle ore di italiano e geografia economica e l’aumento delle ore di alternanza scuola lavoro. 

Ma, dulcis in fundo: per acquisire un titolo di studio direttamente spendibile nel mondo del lavoro, gli studenti dovranno integrare il percorso con altri due anni A PAGAMENTO, in funzione del reddito e della capienza dei fondi pubblici, presso gli ITS.

Questi ITS, per chi non lo sapesse, sono delle fondazioni alle quali, con soldi pubblici, lo Stato ha delegato sotto il governo Draghi, nella passata legislatura, il compito di addestrare i ragazzi usciti dagli istituti di istruzione secondaria di secondo grado al lavoro in aziende del territorio. 

Detti istituti infatti hanno un consiglio di amministrazione in cui la parte del Leone la fanno le aziende che danno l’indirizzo alla formazione o meglio all’addestramento da impartire. 

Un regalone a Confindustria che si avvantaggia del fatto che i costi della formazione al lavoro in azienda vengono scaricati sui contribuenti e sulle famiglie dei ragazzi. 

Quindi Confindustria decide nel proprio esclusivo interesse, come addestrare le nuove reclute, senza pagare per la formazione. In questo modo, si socializzano le perdite e si privatizzano gli utili. 

Riepilogando, appare scontato un dato: i ragazzi che usciranno dalla nuova riforma 4+2 non saranno più preparati di quelli che oggi escono dagli istituti tecnici con i canonici 5 anni, perché le ore che perdono per l’alternanza in più e l’anno che perdono di scuola gratuita vanno abbondantemente a compensare quello che acquisiscono nei due anni gestiti direttamente dalle imprese. 

In più perderanno ore in discipline formative come Italiano e Geografia Economica che danno un’impostazione minimamente critica e di respiro generale alla formazione tecnica che appunto si trasforma in addestramento al lavoro in azienda. 

Ma c’è di più! In un periodo come quello in cui stiamo vivendo, nel quale le tecniche di produzione cambiano alla velocità della luce, i ragazzi usciti dagli ITS in capo a pochi anni, non avranno più la formazione idonea a quel lavoro specifico perché la tecnologia evolve rapidissima quindi, facilmente verranno rimpiazzati dalle nuove reclute con formazione aggiornata e costretti a pagare nuovamente per acquisire nuova formazione. 

Oltretutto quella formazione può avere un suo senso solo se legata alle aziende del territorio e  difficilmente potrà essere fatta valere in altri luoghi.

Diciamo che questa riforma è semplicemente SCANDALOSA! 

Personalmente stentavo a crederci che si potesse arrivare a rovinare così tanto la Scuola Pubblica, e siccome non riuscivo a trovare questa notizia su nessun quotidiano credibile, ho chiesto all' AI se fosse vera, e me l'ha confermato; poi un accenno alla notizia l' ho avuto dal tg la 7 oggi (ieri per chi legge).

Aggiungo: Forza Italia (quella delle università telematiche FINTE) ha perorato la costituzione degli ITS e ora, attraverso Valditara, ci propina questo bel pacchetto tutto incluso in cui paghi per diventare schiavo a vita dei signorotti locali. 

Ovviamente le materie umanistiche sono le più sacrificate: per fare lo schiavo non hai bisogno di usare il cervello, bastano le mani.                                                                                   

Salvatore Vitaliano 

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