Abolire il finanziamento pubblico ai giornali.
Da circa tre settimane l’associazione Schierarsi ha avviato la raccolta firme (ne servono 500mila) per depositare la richiesta di referendum abrogativo finalizzato allo stop dell’erogazione dei soldi pubblici ai quotidiani. E in poco tempo le firme registrate hanno superato le 130mila unità.
Si tratta, in particolare, del contributo diretto messo in campo dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria del governo italiano, cioè quel finanziamento previsto dalla legge per i giornali realizzati da cooperative di giornalisti, società senza fini di lucro o espressione di minoranze linguistiche. Non, quindi, del Fondo straordinario a sostegno dell’editoria (10 centesimi a copia venduta) a cui, per esempio, il Fatto Quotidiano ha rinunciato.
I dati più recenti ci dicono che ad aver beneficiato del contributo diretto sono il Dolomiten (per oltre 6 milioni di euro), Famiglia Cristiana (6 milioni di euro), Avvenire (circa 5,5 milioni di euro), Libero (5,4), ItaliaOggi (poco più di 4 milioni di euro) e via via tutti gli altri, compreso il Manifesto, Il Foglio e il Secolo d’Italia.
Soldi che negli ultimi anni sono aumentati: dai 95,6 milioni di euro complessivi del 2023 ai 104,8 milioni di euro del 2024 agli oltre 105 milioni di euro del 2025, a fronte di un incremento di beneficiari.
Abbiamo tre mesi di tempo per raccogliere le firme per mettere fine a questo "magna magna". La ragione della campagna è che in questi anni ci siamo resi conto, noi come cittadini, quanto sia importante avere un’informazione sana.
Tanti giornali, per più di due anni, hanno negato il genocidio a Gaza, hanno ignorato i giornalisti palestinesi uccisi. Sono gli stessi giornali che sopravvivono grazie ai fondi pubblici ma che, allo stesso tempo, fanno propaganda.
Un altro esempio “è quello dei direttori che vanno in TV a dire che lo Stato non deve aiutare le persone in difficoltà. Parlano di assistenzialismo. E allora perché loro ricevono soldi pubblici?”.
L’obiettivo è portare al centro del dibattito pubblico il rapporto, non sempre trasparente, tra media e partiti, media e sanità privata, media e imprese.
Successivamente, se la raccolta firme andrà a buon fine, si passerà a proporre soluzioni per supportare l’informazione libera, i giornalisti precari, le start-up editoriali innovative.
Ci sono 3 metodi per firmare:
#01 Firmare online a questo link: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004
#02 Andare nei propri Comuni e verificare se ci sono i moduli per firmare. Se non ci dovessero essere, allora compilare questo form: https://form.typeform.com/to/iRW6chD2
#03 Andare su questa pagina e trovare il banchetto più vicino per firmare: https://bastasoldiaigiornali.it/eventi/
La pagina viene aggiornata ogni giorno con nuovi eventi. I gruppi provinciali di volontari si stanno costituendo proprio in queste ore e presto ci saranno moltissimi banchetti distribuiti in tutto il Paese.
Diventiamo protagonisti di questa iniziativa: prendiamo le nostre rubriche telefoniche e facciamo partire il passaparola!
Sappiate che, purtroppo, non abbiamo mai visto un'iniziativa dove la stampa censura e alcune istituzioni boicottano intenzionalmente l'iniziativa ma INSIEME ce la possiamo fare!
Salvatore Vitaliano



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