Riprenditi la libertà


 

Sai, c'è una cosa che stanno facendo silenziosamente tante persone in questo momento e vuoi sapere cosa? Semplicemente abbandonano i social, si disconnettono, si allontanano come ho fatto io ormai già da qualche anno, e lo fanno perché hanno capito qualcosa che la maggior parte delle persone ancora non vede.

Parlo di come uscire dal gregge. Hai presente quando apri Instagram o Facebook, scorri qualche minuto, richiudi e non sai bene cosa stavi cercando. Forse un po' di svago, forse connessione, forse semplicemente qualcosa di interessante e invece ti ritrovi con quella sensazione strana, come se avessi mangiato qualcosa che non ti fa bene ma continuassi a farlo.

Quello che ti voglio raccontare, riguarda qualcosa di più profondo. Perché le persone che stanno iniziando a svegliarsi, quelle che hanno smesso di vivere in automatico, stanno mettendo sempre più distanza tra loro stesse e i social network. E soprattutto ti dico cosa fanno invece di stare sui social, perché questa è la parte che nessuno ti dice mai.

Partiamo da una scena che forse conosci bene. È mattina, la sveglia suona. Prima ancora di alzarti dal letto, prima ancora di capire se c'è il sole oppure piove, la mano va in automatico verso il telefono e inizi a smanettare.

Qualcuno ha pubblicato qualcosa, qualcuno ha commentato, qualcuno ha messo un like e tu sei già dentro, già collegato, già in qualche modo, fuori da te stesso. Questo è il recinto di cui parlo. E se non lo vedi è perché non ha sbarre, ma ti tiene lì. I social network non sono stati progettati per farti stare bene, sono progettati per tenerti agganciato.

C'è una differenza enorme tra le due cose e vale la pena fermarsi un secondo a capirla davvero. Ogni notifica innesca una piccola scarica di dopamina. Ogni like è una micro gratificazione. Ogni scroll infinito è una struttura di rinforzo intermittente. La stessa usata nelle slot machine e non è una metafora, è letteralmente la stessa meccanica applicata al tuo pollice. Infatti se ci pensi, continui a scrollare proprio perché non sai cosa ti apparirà sullo schermo e questo è voluto.

Le persone che si allontanano dai social lo fanno perché hanno notato qualcosa di specifico dentro di sé. Hanno notato che ogni volta che uscivano da una sessione di scrolling si sentivano peggio di prima. 

Hanno notato che il loro pensiero stava cambiando; che non riuscivano più a stare seduti a leggere un libro per mezz'ora senza sentire il bisogno di controllare lo smartphone. Non riuscivano più a fare una passeggiata senza fotografarla mentalmente e poi farci una storia e non riuscivano più a vivere un momento senza pensare simultaneamente a come raccontarlo e a quanti like avrebbero ricevuto se l’avessero pubblicato.

E qui c'è la domanda che dovrebbe farti drizzare un po' le antenne. Quando hai vissuto l'ultima volta qualcosa senza il pensiero di condividerla? Perché c'è una differenza profonda tra vivere un'esperienza e cercare di sfruttare quell'esperienza.

Una cosa è farsi un selfie per avere il ricordo di una bella serata con gli amici. Un'altra è andare in quello specifico ristorante solo perché è seguito da migliaia di followers e magari per fare la foto a un piatto che non mangerai, ma che testimoni il fatto che eri lì.

E no, non scuotere la testa perché sono sicuro che sai bene di cosa sto parlando.

Le persone più consapevoli si stanno allontanando dai social anche per un altro motivo ancora più sottile. Si sono accorte di quanto i social abbiano riscritto il loro senso di sé. E adesso ti spiego bene cosa intendo.

Quando sei cresciuto, il tuo concetto di normalità era formato da un gruppo relativamente piccolo di persone: la famiglia, gli amici, i colleghi, il quartiere. 

Oggi il tuo punto di riferimento è un flusso globale infinito di vite selezionate, ottimizzate, filtrate, dove vedi sempre il meglio degli altri, sempre. La vacanza più bella, la relazione più affiatata, il corpo più allenato, la carriera più brillante, la casa più ordinata, il pranzo più fotogenico, come ti accennavo prima.

E il tuo cervello, anche se razionalmente sa che sono versioni patinate e oserei dire alterate della realtà, le processa come riferimento.

Risultato?

Ti senti sempre un po' indietro, sempre un po' meno, sempre in ritardo, affannato, ma sempre con il desiderio di voler far parte di quel mondo che razionalmente sai essere artefatto, ma comunque lo vuoi, perché oramai il tuo cervello l'ha preso come riferimento per raggiungere uno status, per raggiungere la felicità.

Tutto questo ha un nome, si chiama “confronto sociale” ed è uno dei motori più potenti del malessere moderno. Ma non perché i social lo abbiano inventato, il confronto sociale esiste da sempre, ma lo hanno amplificato in un modo tale che nessun cervello umano sia evolutivamente capace di gestirlo.

Allora, cosa fanno le persone che si stanno allontanando dai social? Cosa mettono al posto di tutto questo?

La risposta è tanto semplice quanto devastante nella sua banalità.

Non è vivere in una capanna nel bosco senza connessione internet, non è diventare monaci digitali, è qualcosa di più ordinario e per questo è molto più reale. Stanno in primis recuperando la noia. E so già che sembra strano dirlo così, ma la noia, quella vera, quella in cui stai fermo senza fare niente, senza riempire per forza uno spazio, è uno stato cognitivo prezioso.

È il momento in cui il cervello smette di reagire e inizia a creare, e non lo dico io, ma studi scientifici che hanno messo proprio in relazione la noia con la creatività.

Stanno scegliendo la lentezza come scelta consapevole, una passeggiata senza telefono, un passo senza guardare uno schermo, portare avanti una conversazione senza essere distratti da mille notifiche che vibrano in tasca. Insomma, piccole cose che sommate ridisegnano il rapporto con il tempo.

Stanno anche tornando all'attenzione più profonda, leggono libri seduti in silenzio per pagine e pagine e non audiolibri mentre guidano e mandano messaggi. Perché l'attenzione profonda è un muscolo e come tutti i muscoli se non l' alleni si atrofizza e quando la recuperi ti rendi conto di quanto ti mancava.

Ma soprattutto stanno imparando il bisogno di sconnessione, di scollegamento, di non volere approvazione. Perché quello che cerchiamo sui social è conferma. È qualcuno che ci dica che stiamo bene, che siamo interessanti, che la nostra vita vale la pena, ed è un pozzo senza fondo, perché nessun numero di like può colmare quel vuoto, anzi può solo rimandare il momento in cui ti siedi con te stesso e inizi a capire davvero cosa conta.

Concludendo, non ti sto dicendo di sparire dai social, non è questo il punto. Il punto è chiederti onestamente cosa ti lascia ogni volta che esci da quel mondo. Ti lascia qualcosa o ti toglie qualcosa?

Le persone che si stanno allontanando dai social lo fanno perché hanno capito che l'attenzione è la risorsa, insieme al tempo, più preziosa che hanno, più preziosa dei soldi, perché l'attenzione è vita.

Dove metti l'attenzione lì stai vivendo. E non è una vita passata a scorrere contenuti scelti da un algoritmo o in cui qualcun altro ha deciso dove guardare al posto tuo.

E forse la prossima volta che senti quel riflesso condizionato, la mano che va verso il telefono senza che tu l'abbia deciso, puoi fare una cosa sola, fermarti un secondo e chiederti: adesso cosa voglio davvero?

Vedi, quella pausa è già libertà.

Salvatore Vitaliano 

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