Leggi un libro


 

C'è una differenza quasi impalpabile tra chi legge e chi non legge. E non è una questione di intelligenza e neanche di cultura, è qualcosa di più sottile, di più radicato. È il modo in cui il cervello impara a trattare la realtà.

La scienza negli ultimi anni ha cominciato a capire esattamente cosa succede dentro la testa di una persona che legge con regolarità e quello che ha trovato, mi ha fatto riflettere.

Ti avevo già fatto un discorso, alcuni giorni fa, circa l’uso dei social e il beneficio di “come uscire dal gregge”.

Pensa all'ultima volta che hai avuto una conversazione difficile. Qualcuno ti ha detto qualcosa che ti ha ferito o che ti ha fatto arrabbiare e la tua prima reazione è stata immediata, automatica, quasi riflessa. Nessun filtro, nessuna pausa ma una risposta diretta dal pilota automatico.

Ora pensa a una persona che in quella stessa situazione riesce sempre a fermarsi un secondo, a non reagire di impulso, a scegliere le parole, a vedere la situazione da un angolo che tu in quel momento non vedi.

Non è che quella persona sia più algida di te e che abbia meno emozioni, è che il suo cervello è stato allenato a creare distanza tra lo stimolo e la risposta, e quella distanza, quella piccola pausa invisibile è esattamente quello che la lettura allena.

Voglio provare a portarti dentro la scienza di quello che succede nel cervello di chi legge. Non per convincerti a leggere di più, anche se forse ti verrà voglia di farlo, ma perché capire questo meccanismo, ti darà la chiave per capire qualcosa di molto più importante e cioè come mai le persone che leggono pensano in modo diverso.

Parto da un dato che trovo straordinario. Quando leggi un romanzo e non un articolo, non un post, non una storia su Instagram, il tuo cervello attiva le stesse aree neurologiche che si attiverebbero se stessi vivendo tu stesso quella situazione.

Se il protagonista sente l'odore del caffè, la tua corteccia olfattiva si attiva. Se scala una montagna si attivano le aree motorie. Se prova paura, le tue aree neurali alla paura deputate, rispondono. Questo fenomeno si chiama “simulazione incorporata”. Il cervello non fa distinzione tra vivere una cosa e immaginarla vividamente.

In pratica, leggere non è un'attività passiva, è una forma di esperienza simulata. Il cervello, mentre leggi, non sta solo decodificando simboli su una pagina, si sta immedesimando in un contesto che va oltre la realtà che stai vivendo in quel momento. E qui arriva la prima cosa importante. Quando vivi, nella simulazione di un romanzo esperienze che non hai vissuto in prima persona, il tuo cervello impara a contenere la complessità, impara che non esiste una sola risposta giusta, impara che le cose si possono vedere da più punti di vista.

Questo è quello che gli psicologi chiamano “teoria della mente”, ovvero la capacità di capire che le altre persone hanno stati mentali, pensieri, credenze e desideri che non coincidono con i tuoi.

Nel 2013 uno studio pubblicato su Science, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo, ha dimostrato attraverso cinque esperimenti che chi legge narrativa letteraria ottiene risultati significativamente migliori nei test di teoria della mente rispetto a chi legge poco o non legge affatto.

Adesso fermati un secondo perché tutto questo non riguarda solo l'empatia verso gli altri, riguarda anche la capacità di capire te stesso.

La lettura crea una consapevolezza, ma non perché ci sia qualcosa di magico, ma perché per sua natura richiede di stare fermi, soli, in silenzio, con una storia che non è la tua ma che ti chiede attenzione. Ecco, quell'attenzione che si sviluppa lentamente, senza notifiche, senza interruzioni è esattamente l'opposto di come funziona il mondo digitale contemporaneo. 

C'è un concetto nella rete neurale che si attiva quando non stai facendo nulla di specifico, cioè quando la mente vaga. È la rete della riflessione, della costruzione di senso, dell'elaborazione emotiva e gli studi dimostrano che chi legge con regolarità ha questa rete più sviluppata e più integrata.

Detto in modo semplice, chi legge ha un cervello che sa stare con sé stesso, sa elaborare e sa creare significato invece di subire gli stimoli.

E sai qual è l'ironia?

È che la maggior parte delle persone oggi ha smesso di leggere perché è diventata incapace di tollerare la noia dei primi minuti. Cioè quei 5 - 10 minuti iniziali in cui il libro non ha ancora catturato la tua attenzione, quella soglia di fastidio, quella piccola resistenza che vuoi evitare è esattamente il muscolo che stai atrofizzando ogni volta che molli il libro.

Però chiariamo una cosa, non è che chi non legge sia stupido e invece chi legge sia migliore. Questa non è una conversazione sulla superiorità intellettuale. Qui parliamo di qualcosa di molto più concreto, la capacità di non essere completamente in balia della realtà esterna. Perché quello che la scienza sta confermando è questo: il cervello di una persona che legge è un cervello che ha imparato a costruire mondi interni. E un cervello che sa costruire mondi interi non ha bisogno di cercare tutto fuori, non ha bisogno di costante approvazione e non ha bisogno di rumore per non sentire il silenzio.

È un cervello che di fronte ad una scelta difficile riesce a fare una pausa, che sa tollerare l'incertezza senza volere a tutti i costi dare la prima risposta disponibile, che sa stare in una conversazione difficile senza esplodere o chiudersi. E questo, che ci piaccia o no, è raro.

Viviamo in un'epoca in cui l'attenzione è diventata la risorsa più contesa del pianeta. Ogni app, ogni piattaforma, ogni notifica è progettata per catturare la tua attenzione semplicemente perché vale denaro e più sei reattivo, più sei prevedibile e più sei facile da tenere dentro il recinto.

La lettura non è la soluzione a tutto, ma è una delle poche pratiche umane rimaste che va esattamente nella direzione opposta. Ti chiede di essere tu a scegliere dove mettere l'attenzione, ti chiede di restare, di aspettare, di costruire qualcosa dentro di te che non venga da uno schermo.

Ora, se vuoi cominciare o ricominciare a leggere, non serve comprare cento libri, non serve un piano di lettura. Serve solo una cosa: abbassa il telefono prima di dormire e tieni un libro sul comodino. E ti dirò di più, va bene anche solo 15 minuti al giorno, anche se all'inizio fai fatica, anzi, soprattutto se all'inizio fai fatica.

Concludendo posso dire che leggere sia uno strumento potentissimo che non solo tiene allenato il cervello ma lo risveglia e un cervello sveglio sa fermarsi, sa osservare, sa distinguere i propri pensieri da ciò che pensa il gregge; un cervello sveglio può finalmente cominciare a vivere una vita in base alle proprie scelte.

Se questo post ti ha fatto pensare e qualcosa ti risuona, lasciami un commento se ti va, e dimmi se stai leggendo qualcosa in questo periodo o magari hai smesso e vorresti ricominciare. Prossimamente darò qualche consiglio di lettura per chi vuole "uscire dal gregge".

Salvatore Vitaliano 

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