Il pazzo della Casa Bianca


 

Ma Trump è fuori di testa?

La domanda è retorica. Donald Trump è mentalmente inidoneo a essere presidente degli Stati Uniti.

Il suo comportamento impulsivo, erratico, disonesto, infantile, volgare, è così allarmante, e così lontano da ciò che tutti ma in particolare gli americani si aspettano dal loro presidente, da richiedere un trattamento sanitario obbligatorio. 

Cosa non va nel signor Trump?  

È evidente a chiunque lo ascolti parlare, legga i suoi tweet e osservi gli effetti del suo comportamento sulla presidenza, sulla nazione, sulle istituzioni più importanti e sull’integrità dell’ordine globale, che NON si tratta di una persona equilibrata.

37 psichiatri avevano valutato già al primo mandato la salute mentale di Trump nel bestseller "Il caso pericoloso di Donald Trump". 

La curatrice di quel libro, la psichiatra forense Bandy Lee (prof a Yale, poi a Harvard) denunciava la pericolosità del soggetto. 

La settimana scorsa ne ha spiegato la rielezione in termini di contagio, dicendo: “A differenza del contagio di malattie fisiche, il contagio dei sintomi mentali avviene attraverso legami emotivi tramite i social medi, e più i sintomi sono gravi, più la diffusione è rapida e inesorabile. I 77 milioni di voti per Donald Trump sono stati la prima elezione presidenziale non per scelta, ma per contagio. La responsabilità, purtroppo, ricade in larga parte sui media che attraggono i lettori invece di informarli. Allo stesso tempo, gli algoritmi dei social premiano contenuti polarizzanti. Gli algoritmi hanno capito che con le disuguaglianze e lo sfruttamento a livelli non più giustificabili razionalmente, serviva qualcuno come Trump per intrattenere (infettare) il pubblico, ipnotizzandolo e distaccandolo dai fatti e dalla realtà. La disinformazione è diventata inganno e infine delirio. Quando una società viene privata non solo di informazioni complete, accurate e approfondite, ma anche della capacità di ragionare e di ancorarsi alla realtà, entra in crisi. Si apre così lo spazio per un dittatore mentalmente instabile e per i suoi seguaci, poiché le persone disturbate tendono ad attrarsi reciprocamente. Ogni volta che Trump mostra pubblicamente i suoi deficit mentali, e questi non vengono spiegati o contenuti, contribuisce alla diffusione dei sintomi". 

Il giudizio è implacabile. La crisi globale è avere un presidente mentalmente compromesso che è stato manipolato da Israele contro l’Iran. 

Un presidente col quale esiste un rischio elevato e inaccettabile di guerra nucleare.

Uno psicopatico che dice: “Domani, in Iran, sarà il giorno delle Centrali Elettriche e dei Ponti. Aprite quello Stretto fottuto, pazzi bastardi, oppure vivrete all’inferno. Sia lodato Allah”. Con questo post demenziale Trump rinviava ancora una volta il suo ultimatum di distruzione dell’Iran: doveva essere il 23 marzo, poi il 27, poi il 30, poi il 4 aprile, poi il 6 aprile, poi il 7, poi l’8 e ieri l’ha rinviato di nuovo di due settimane. 

Il senatore dem Chris Murphy ha scritto: “Se fossi nel gabinetto di Trump, chiamerei avvocati costituzionalisti riguardo al 25esimo emendamento. Questo è completamente fuori controllo”.

In base al 25esimo emendamento, il vicepresidente e la maggioranza di governo possono rimuovere Trump per manifesta incapacità a svolgere le funzioni presidenziali. 

Spero lo facciano, anche perché voglio sapere cosa c’è nei 3 milioni di Epstein files che il Dipartimento di Giustizia, con a capo il suo ex avvocato Todd Blanche, si ostina misteriosamente a non divulgare.

Salvatore Vitaliano 

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