Il Paese che inseguiamo


  

Ci troviamo davanti un Paese smarrito, demolito nei suoi valori democratici, che non ricorda più l’epoca di benessere e prosperità che proprio la democrazia gli aveva portato. Tuttavia, non è un caso che questo Paese sia finito a stare sotto un governo incompatibile con i principi di Costituzione e Repubblica.

C’è stato un percorso preciso, che dura da almeno 30 anni, nel quale noi cittadini ci siamo abituati a convivere con cose intollerabili: la corruzione, i privilegi fiscali per ricchi e furbi, la privatizzazione di beni pubblici, il mancato aumento dei salari, la detassazione delle banche e l’aumento delle tasse per gli studenti, la sottrazione continua di fondi a scuola e sanità e molto altro. 

Abbiamo così rinnegato la cultura del diritto, eredità che i Padri Costituenti hanno conquistato a caro prezzo e che ha concesso all’Italia decenni di stabilità e benessere collettivi.

Oltre agli errori nostrani, sulla scena internazionale sempre più invasori minacciano la democrazia: capitalisti autocratici, big tech, industria delle armi, ecc.

Un proverbio africano recita: “Quando non sai dove andare, torna da dove sei venuto”. 

Per cosa è nata dunque l’Italia repubblicana? Per lasciare che altri dall’esterno ci dicessero come vivere? Per creare classi diseguali in lotta tra loro? Per fare da residenza turistica a chi è più benestante di noi? 

Non credo. 

Questo non è più il tempo delle alleanze e dei compromessi con chi ha valori contrari ai nostri, perché gli abusi che accettiamo oggi li riceveremo anche domani. Non è nemmeno il tempo di investire nell’innovazione che ci toglie diritti e crea una società a misura di re. 

È il momento di competere con il resto del mondo non in tecnologia e capitale, ma nell’attenzione dell’essere umano, affinché torni protagonista.

È ora di risostenere i giovani, di riguadagnare spazio nella società, dialogando con una politica che pensi anche alle loro necessità, non solo al loro voto. 

Serve una politica che dia i mezzi per comprendere la realtà, sopperendo a un sistema scolastico che non insegna la cittadinanza attiva (in molte scuole il diritto non è nemmeno materia di studio), affinché le informazioni che i giovani ricevono non siano solo quelle della propaganda sui social.

Serve una politica che guidi il popolo verso un miglioramento radicale della società senza cedere ai populismi. 

Il Paese è nelle mani delle giovani generazioni, dobbiamo prendercene cura come non si è fatto in passato.

I giovani non hanno ricevuto molto dagli ultimi governi, ma confidiamo che, lavorando insieme, le cose cambieranno, e l’Italia tornerà ad essere "great again" come tutti ci meritiamo!

Salvatore Vitaliano 

Commenti

Post più popolari