Arriverà quel giorno?


 

La storia vera, quella fuori dai libri di testo, scorre altrove. Una storia marginale, da cunicoli, da sotterranei. La forza storica dei poveri invisibili nei quali nessuno crede, neanche la Chiesa che, senza colpo ferire, è passata da "per i poveri" a "occasionalmente per i poveri", per dare plauso, invece, quando incontra i potenti e i capi di stato in Vaticano.

Sono pochi a riconoscere gli invisibili anche perché, con loro, c’è da abbassarsi e scrivere sulla sabbia invece che sulla roccia per le leggi immutabili della storia. 

D’altronde, le insurrezioni degli invisibili sono fatte di poche cose: silenzio, dolore e gioia che si mescolano come polvere tra le lacrime delle madri, e la cupa tristezza dei padri. 

In una camera c’è lei, una donna a cui, per salvarle la vita, sono state amputate entrambe le gambe. Vive di aiuti, visite di volontari, solidarietà e pietà.  

Eppure lei aveva viaggiato, lavorato e generato figli. Ora è invisibile in una camera con una finestra lontana, nell’attesa che il destino l’aiuti  prima che sia troppo tardi.

Giovani fuggono dall’eterna guerra provocata da interessi, poteri, complicità e soprattutto indifferenza, dove i perdenti sono sempre i poveri, la massa.

Erano nascosti in un cortile non troppo lontano dalla stazione ferroviaria. Invisibili sono e tali rimangono. Alcuni di loro portano ferite nella carne e nello spirito. Il pensiero del suicidio non era mai troppo lontano.

Arriverà quel giorno?

Quel giorno è il giorno dei poveri che, all’insaputa dei potenti, intessono precari mondi alternativi, nuovi orizzonti e umane grammatiche rimaste inattuate nel mercato globale delle finzioni.

Inizieranno artigiane insurrezioni non sospette che passeranno inizialmente inosservate, perché fuori dai normali circuiti del sistema, per poi diventare inarrestabili giorni del giudizio.

Salvatore Vitaliano 

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