È vero che gli ucraini vietano la lingua russa?


 

Mettiamola così.

Invece che darvi un mio parere che, per chi mi legge da tempo, potrebbe essere snobbato, poco informato, filo-russo, putiniano, corrotto, imbroglione e tutto quanto volete voi, vi propongo il parere motivato della EUROPEAN COMMISSION FOR DEMOCRACY THROUGH LAW (Commissione Europea per la democrazia attraverso il diritto) ovverossia il "Parere sulla legge del sostegno al funzionamento della lingua ucraina come lingua di Stato". 

Vi riassumo quindi il parere della Commissione Europea tenendo conto solo ed esclusivamente del parere di detta commissione senza alcuna aggiunta personale.

In sostanza la commissione redarguisce pesantemente le autorità di Kiev che calpestano i diritti delle minoranze linguistiche, e soprattutto della minoranza russa dove, secondo i dati della stessa commissione, circa il 30% degli abitanti dell'Ucraina è di madrelingua russa.

L'opinione di questa commissione di fatto chiede al governo di Kiev di rispettare il dettato costituzionale ucraino e le regole previste dal diritto internazionale e dalle convenzioni internazionali che anche l'Ucraina ha firmato, circa le lingue regionali e minoritarie che la legge ucraina in ordine all'uso delle lingue di fatto proibisce.

La Commissione europea infatti ricorda nel suo documento che l'articolo 11 prescrive che lo Stato deve "promuovere il consolidamento e lo sviluppo della cultura ucraina […], nonché lo sviluppo dell'identità etnica, culturale, linguistica e religiosa di tutti i popoli indigeni e delle minoranze nazionali dell'Ucraina". 

Ricorda anche che la clausola di non discriminazione di cui all'articolo 24.2 vieta "privilegi o restrizioni basati sulla razza, […] caratteristiche linguistiche o di altro tipo. 

L'articolo successivo stabilisce che ai cittadini appartenenti a minoranze nazionali è garantito, in conformità con la legge, il diritto all'istruzione nella propria lingua madre, o allo studio della propria lingua madre presso gli istituti scolastici statali e comunali o attraverso le società culturali nazionali. 

L'obbligo di conoscere perfettamente l'ucraino parlato e scritto per accedere a servizi pubblici è contrario alle stesse norme costituzionali ucraine e anche agli obblighi internazionali che l'Ucraina ha accettato e controfirmato.

Ciò detto, il tentativo di eliminare il russo come lingua preponderante in Ucraina è evidente.

In pratica la commissione delinea un modello come quello in Trentino, per esempio. Doppia lingua consentita per diritto. Modello che invece gli ucraini non vogliono adottare e di fatto non adottano.

E non stiamo parlando di 4 gatti come in Trentino. Stiamo parlando del diritto di parlare la propria lingua madre a un terzo della popolazione, circa 11–12 milioni di abitanti, tenendo conto anche che almeno il 90% della popolazione parla il russo come prima o seconda lingua. Non c'è ucraino che non conosca anche il russo perlomeno in forma colloquiale.

Non si tratta di un fenomeno limitato e locale. La stragrande parte dell'odierna Ucraina ha fatto parte della Russia per secoli e fino all'altro ieri.

E' evidente che la stragrande parte della popolazione parli il russo o anche il russo oltre all'ucraino, divenuto lingua ufficiale da troppo poco tempo per poter essere veramente la sola lingua nazionale.

Questa la situazione. E chi ha eccezioni da sollevare si legga il parere motivato della commissione europea. Non ci sono né dubbi né incertezze.

Gli ucraini volevano e vogliono togliere di mezzo il russo ma non possono farlo secondo le regole internazionali. Lo parla troppa gente come prima e spessissimo unica lingua. Come fai a costringere una persona che parla solo russo e che ha magari una certa età a parlare e scrivere in un'altra lingua altrimenti non lavori? 

Ma come si può?

Hanno cercato di forzare la mano e farlo lo stesso. Con la forza. E ben prima dell'invasione russa. La risoluzione è del 2019, le richieste di Kiev sono ancora ovviamente precedenti di qualche anno. 

Alla faccia della democrazia e contro anche al parere della commissione europea.

Salvatore Vitaliano 

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