La mia generazione



C’è stata una generazione che ha vissuto l’infanzia in modo diverso. Non migliore, forse, ma certamente più semplice e spensierato. Una generazione cresciuta all’aperto, con il tempo che sembrava non finire mai e con la libertà come unica vera ricchezza.

I bambini non correvano verso uno schermo, ma verso la strada sotto casa. Bastava un pallone e qualche amico per riempire interi pomeriggi. 

Si andava da scuola a piedi, parlando, fantasticando, immaginando avventure ancora da vivere. Ogni angolo nascondeva un segreto, ogni oggetto poteva diventare qualcosa di magico.

I ricordi non venivano archiviati digitalmente. Le fotografie si stampavano, si toccavano, si conservavano nei cassetti insieme a lettere scritte a mano, cartoline e disegni custoditi come tesori. 

La famiglia aveva un ruolo centrale: la madre curava le febbri, il padre insegnava ad andare in bicicletta. Non serviva altro.

La notte, sotto le coperte, nascevano confidenze e risate soffocate, piccoli mondi segreti che sembravano enormi. 

Oggi quella generazione sta lentamente scomparendo, portando con sé un bagaglio invisibile fatto di odori, suoni e libertà senza notifiche.

Eravamo, perché sto parlando della mia generazione, bambini quando essere bambini era ancora possibile. 

E forse, proprio per questo, siamo stati incredibilmente fortunati.

SalVitSan

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