Un paese allo sfascio...
Moltissimi si chiedono, io fra questi: Meloni non ha mantenuto mezza promessa tra le tante fatte, come mai allora dopo più di tre anni è ancora al 30% circa nei sondaggi? Siamo un popolo di minorati fino a questo punto?
La spiegazione che mi sono dato è che siamo un popolo stremato, disilluso, facilmente sedotto da narrazioni semplici in un mondo complicato, e soprattutto un popolo che non ha più anticorpi culturali contro la propaganda.
Chi governa oggi, sopravvive grazie a un mix di marketing identitario, nemici immaginari, paura ben dosata e una comunicazione che trasforma i fallimenti in colpe altrui, mentre la macchina mediatica che dovrebbe controllare il potere gli fa da scenografia.
Dopo tre anni, la premier resta alta non perché ha convinto, ma perché nessuno ha sfidato la sua narrazione in modo credibile, e quando l’opposizione è anemica e la società è sfiduciata, il consenso diventa una sorta di rassegnazione elettorale: non la si vota per ciò che fa, ma perché non si vede alternativa.
E poi c’è la componente psicologica: ammettere di essere stati ingannati è doloroso, quindi molti preferiscono restare fedeli all’illusione piuttosto che accettare la realtà; è un meccanismo umano antico: quando una promessa crolla, ci si aggrappa alla promessa successiva, non a chi ricorda che "il castello era di carta".
La verità, amara ma limpida, è che Meloni non è forte: è il Paese a essere fragile, diviso, impoverito e affamato di rassicurazioni, e in una nazione così, il consenso non misura la qualità del governo, misura la profondità della stanchezza collettiva.
SalVitSan



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