Il naufragio della politica



Il consenso di questo governo pare inscalfibile perché l'alternativa è un deserto politico popolato da fantasmi e da imbecilli. 

La gente, quando vota, lo fa con la rabbia, con il disprezzo e, spesso, vota per chi urla di più e sembra avere più polso. 

All'opposizione cosa c'è? C'è un Partito Democratico che ha smesso di parlare ai lavoratori per parlare solo a se stesso, ossessionato da battaglie culturali che non pagano le bollette.

C'è un Movimento 5 Stelle che ha già avuto la sua occasione e l'ha sprecata in un'esplosione di incompetenza e trasformismo. 

Non c'è un'opposizione. C'è un vuoto. E in un vuoto, anche un nano sembra un gigante.

I sondaggi parlano chiaro. Il problema è la premessa, non i numeri. Tu pensi che la gente dovrebbe punire il governo per la situazione economica, ma la gente, istintivamente, sa che i suoi problemi non sono nati ieri. 

Questo governo è magistrale nell'arte più antica della politica: il gioco delle colpe. Ogni difficoltà, ogni promessa non mantenuta viene imputata ai governi precedenti, all'Europa, alla guerra, alla congiuntura internazionale. A tutto, tranne che alla propria incapacità. E la gente ci crede, non perché sia stupida, ma perché è più facile e più consolante dare la colpa a un nemico esterno che ammettere di aver votato per l'ennesima delusione. 

La Meloni non vende risultati. Vende una narrazione. Vende l'idea di essere l'unica che combatte per l'Italia contro un mondo ostile. È una droga potente per un popolo che si sente umiliato e impoverito.

Il consenso non si basa sulla soddisfazione, ma sulla mancanza di disperazione. 

Finché la gente percepirà che, per quanto la situazione faccia schifo, con gli altri farebbe ancora più schifo, il consenso reggerà. 

È un consenso passivo, un consenso per esclusione. Non è un voto d'amore. È un voto di rassegnazione. 

Gli italiani non stanno scegliendo il migliore. Stanno scegliendo quello che, ai loro occhi, è il meno peggio in un panorama di mediocrità desolante.

Questo non è un segno di forza del governo. È il sintomo terminale della malattia della democrazia italiana, dove non si vota più per costruire qualcosa, ma solo per distruggere qualcuno. E al momento, non c'è nessun altro che valga la pena distruggere più dell'opposizione.

SalVitSan

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