Giornalisti al servizio del governo
Giorni fa, abbiamo tutti deriso Mentana per la sua pseudo-intervista alla Meloni.
Il che ci fa ancora più specie, perché Mentana sembrava tra quelli meno "schierati"... (Anche se io non mi sono meravigliato, avendo già sgamato il soggetto).
Perché così tanti giornalisti non fanno davvero fact checking quando parlano con il politico al potere?
In larga parte perché mai come oggi il loro lavoro è fragile. Hanno contratti precari, guadagnano poco, sono sempre a un passo dall'essere sostituiti e poi ci sono quelli che vogliono fare carriera, costi quel che costi.
Vale anche per gente come Mentana, chiaramente. Altrimenti avrebbe detto in faccia alla Meloni almeno tre volte: "MA CHE CAZZO STAI DICENDO?" quando la signora stava vaneggiando su
Occupazione Aumentata (BALLA: è diminuita sui giovani e in assoluto sembra aumentata solo grazie alla Fornero: si va in pensione più tardi).
Crescita (BALLA: l'Italia NON sta crescendo ma è in stagnazione, togliendo il PNRR, saremmo in recessione).
Aumento Stipendi (BALLA: con la Grecia siamo il Paese che ha perso più valore in 20 anni, fonti Istat).
Almeno tre volte. Almeno tre balle enormi e documentate. Tutti i suoi sproloqui sono ridicoli per chi conosce due numeri. E Mentana non ha contestato.
Quando sei vendibile e non hai una personalità integerrima, ti asservi al potere.
Sento spesso criticare aspramente Travaglio, e comprendo possa non stare simpatico a tanti, ma Travaglio ha due palle grandi così, ed è stato furbo nel rendersi autonomo prendendo soldi dal suo stesso giornale e sfruttando ogni scenetta di lotta in TV per aumentare il suo personal brand.
Questo gli consente di fare domande scomode e dire in faccia le cose, come dovrebbe fare ogni vero giornalista.
Chiaramente, non è un lavoro per tutti. Travaglio prende molte diffide dai suoi "bersagli" e dai suoi detrattori, oltre che varie minacce di morte, e vi assicuro che il 99% di noi, trovandosi nei panni di Travaglio, non dormirebbe tranquillo la notte.
Travaglio proviene dalla scuola di Montanelli, il quale consigliava ai giovani di combattere per le proprie idee, anche a costo di perdere, per amore di verità.
Diceva: "Meglio pagare per una sconfitta, che vincere senza avere il coraggio di guardarsi allo specchio".



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