I nani europei

 

C’è una cosa che mi sfugge: 
quali sono gli obiettivi strategici dell’Ue nel conflitto russo-ucraino? 
Magari sconfiggere la Russia, recuperare tutti i territori ucraini, garantire la sicurezza di Kiev? 
E poi, quale equilibrio immagina l’Europa per il dopoguerra?

È evidente che la guerra ha sancito, via via che si è protratta, la fine delle illusioni degli stupidioti dell' UE, che sembrava puntare a una sconfitta russa per consolidare una supposta supremazia occidentale. 

Von der Leyen raccontava di una Russia costretta a recuperare i chip da lavastoviglie e frigoriferi; Draghi attribuiva alle sanzioni effetti devastanti sulla economia russa. 

Mosca ha pagato un prezzo alto, certamente, ma non è stata isolata né cancellata come attore geopolitico. Gli Usa devono fare i conti con Mosca, oltre che con Pechino. 

La U.E., invece, dopo quasi cinque anni, quale visione ha maturato? 
Continua con "l' aggredito e l'aggressore"? 
Ripete frasi sterili sulla pace giusta e l’integrità territoriale?

Mancano le risposte politiche alle domande decisive: come convivere domani con la Russia? A cosa si pensa? Forse a una deterrenza permanente, fondata su una corsa agli armamenti e su un nuovo equilibrio del terrore?
La Carta Osce di Istanbul del 1999 e la Dichiarazione di Astana del 2010 affermano il principio che nessuno Stato dovrebbe rafforzare la propria sicurezza a danno di quella altrui. 

La deterrenza trasformata in riarmo permanente entra in contrasto con quel principio. Ognuno si arma per sentirsi più sicuro; l’altro si sente minacciato e si riarma a sua volta. Una spirale senza fine. E, in un equilibrio del terrore, basta che a qualcuno "scappi la frizione", per dare inizio al patatrac.

E poi: chi decide la strategia europea? Il Consiglio europeo, la Commissione UE, la Nato, oppure Francia, Germania e Regno Unito, che assumono iniziative in nome di un’Europa senza che nessuno abbia conferito loro un mandato di rappresentanza? 
E quale autonomia reale abbiamo dagli Stati Uniti?

I principi, per essere universali, devono valere sempre. Allora perché difendere l’autodeterminazione ucraina e ignorare il referendum disatteso nella Grecia di Syriza, oppure l’embargo a Cuba, o la cattura di Maduro da parte degli Usa?

L’invasione russa dell’Ucraina viola il diritto internazionale. Ma il diritto non diventa facoltativo quando a violarlo sono gli alleati: dagli attacchi all’Iran all’occupazione dei territori palestinesi e al genocidio a Gaza, per esempio.
Se il diritto non vale sempre, diventa il diritto della giungla, del più forte. Il doppio standard europeo ratifica la giungla, non il diritto.

Zelensky e i leader europei hanno giocato d’azzardo sulla pelle degli ucraini, forti di una retorica irresponsabile. Dopo ormai cinque anni di guerra, non sanno più uscire da una strategia senza sbocchi, se non continuando un sostegno che somiglia sempre più a un abbraccio della morte o proponendo accordi che Putin, dati i rapporti di forza, non ha motivo di accettare.

Intanto la guerra ha indebolito l’Europa, accelerandone l’irrilevanza politica e il declino economico. E quando sento dire che per rilanciarla basterebbe abolire il diritto di veto, mi metto le mani nei capelli. 
Il problema dell’Europa non è decidere più in fretta ma prendere decisioni giuste.
Questi incapaci vertici europei, dovrebbero essere accompagnati fuori dalle palle e solo così riusciremo a sbrogliare questa matassa...

Salvatore Vitaliano 

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