Senza se e senza ma



Come più volte ho scritto nel corso degli scorsi mesi e anni, questo governo ha dichiarato fin dal giorno del suo insediamento una vera propria guerra ai giovani. 
Che alla guerra si risponda con la guerra e che chi è attaccato reagisca, è qualcosa che non può sorprendere.

Il primo Consiglio dei Ministri del governo in carica, nell’ottobre 2022, introdusse il reato di "Rave party". 
A un anno di distanza, nel settembre 2023, è arrivato il "Decreto Caivano", il più grande stravolgimento del sistema della giustizia penale minorile italiana, un sistema che era fondato sull’approccio educativo, sull’integrazione sociale del minore. 
Poi altri pacchetti sicurezza si sono susseguiti, introducendo nuovi reati, aggravanti, aumenti di pena, fermo preventivo per chi va alle manifestazioni, espansione impazzita e illiberale di misure amministrative di contenimento per giovani finanche dodicenni.

Nel mio utopico ottimismo, continuerò sempre a credere che un mondo senza violenza è possibile. Continuerò sempre a condannare ogni forma violenta di azione e anche di reazione, convinto che la nonviolenza sia la strada da percorrere per un’umanità razionale. 

Ma non mi si dica di condannare la violenza senza se e senza ma. Sono i se e i ma che articolano la comprensione del mondo. 
E allora dico che se non avessimo in Italia ben quasi 1,3 milioni di minorenni in povertà assoluta, forse non avremmo assistito a quanto accaduto nei giorni scorsi nelle città italiane, Milano su tutte. 
Si tratta della fascia di età con la maggiore incidenza di persone in povertà assoluta tra i residenti. E anche questa è violenza, di tipo strutturale. 
Così come è strutturalmente violenta la mancanza di 11.000 posti di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati. 

Quante violenze istituzionali hanno visto questi ragazzi, a partire dai morti naufragati nel Mediterraneo? 
E i giovani stigmatizzati come maranza e baby gang? 
E le seconde generazioni trattate come bambini indesiderati?
E le classi scolastiche dalle quali se ne devono andare? 
È assurdo che non si parli di tutto questo ma si riempiano i media solamente delle poche decine di giovani che hanno sfasciato le vetrine.

La sola risposta che i ragazzi e le ragazze hanno avuto in questi anni alle loro richieste sono stati i pacchetti sicurezza, la repressione, la promessa di altre e più dure punizioni. 

Il ministro dell’Istruzione (mi rifiuto di parlare di merito) non ha mai chiesto agli insegnanti di discuterne nelle scuole, ma ha invece promesso metal detector e sanzionato i professori che parlavano di Palestina. 

Il ministro dell’Interno ha difeso le forze dell’ordine che hanno manganellato gli studenti a Pisa, Firenze, Roma. Nessuno ha ascoltato le loro istanze.

Lo Stato forse pensa ai giovani più fragili, quelli che andrebbero sostenuti, protetti, aiutati, e per i quali il governo ha dovuto aprire in fretta e furia tre nuovi istituti perché non sapeva più dove infilare tutti quelli che arrestava a seguito del Decreto Caivano?

Sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Si continua a testa bassa come muli su una strada che porterà al disastro. Quanti pacchetti sicurezza bisogna emanare prima di dichiarare che no, proprio non funzionano, che non è quella la strada? 
Fino a dove può espandersi il sistema penale prima di farci soffocare? Quante altre norme illiberali e repressive prima di ammettere che è con la prevenzione, il dialogo, l’inclusione e le politiche sociali che si rende sicura una società?

Salvatore Vitaliano 

Commenti

Post più popolari