Onesti o disonesti

C'è un rischio connaturato in ogni essere umano, ben riassunto nel Vangelo con l'ammonimento della trave nell'occhio.

Perdoniamo a noi stessi le nostre piccole irregolarità per concentrarci su quelle degli altri.

Diciamo: "Se i politici rubano milioni, perché io non posso sottrarre pochi euro? Che saranno mai?” 

È così che l'Italia resta sommersa nell'illegalità dilagante.

Fabio Rosini nel suo libro “L'arte della buona battaglia” ci mette di fronte a una verità scomoda. Siamo intrisi di avarizia e l'avarizia non è solo il rifiuto di condividere, è anche l'incapacità di lasciare andare le cose. Questa avarizia ci abitua a uno stile ipocrita fatto di piccole imprecisioni, disonestà, scorrettezze.

Chi è disonesto in cose di poco conto è disonesto anche in cose importanti. Se sei disposto a mentire nel poco, mentirai ancora di più nel molto. Se sei pronto a non pagare il biglietto dell'autobus perché manca il controllore, cosa farai davanti a tanti euro che puoi intascare di nascosto o con un bonus o con una prestazione assistenziale pur non avendone diritto?

Fai carte false perché tanto c'è chi fa di peggio e questo qualcuno ci sarà sempre.

Non è il bisogno che fa l'uomo ladro, è la sua indole.

Spesso penso che il motivo per cui molti restano onesti è solo per paura di essere scoperti. Se commetti un illecito e provi inquietudine, non è per il dispiacere di essere ladro, ma per il timore di finire in manette.

Kant nella sua “Critica della ragion pratica”, detta una regola di convivenza: "agisci in modo che la massima tua volontà possa valere sempre come principio di una legislazione universale".

Non esistono reati di poco conto e scappatoie innocue. La legalità non nasce nei tribunali, nasce nelle nostre piccole scelte quotidiane. 

Salvatore Vitaliano

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