Miserabili incoscienti



Noi comuni mortali e cittadini mediamente gonzi, intenti quotidianamente alle nostre faccenduole particolari di vario genere, non l’avevamo capito, anche se qualche dubbio poteva legittimamente esserci. Ci ha pensato l’Avvocatura dello Stato, organismo che dovrebbe costituire un meccanismo essenziale dello Stato di Diritto.
Poche storie, afferma imperiosamente l’Avvocatura, siamo in guerra, anche se si tratta di guerra “ibrida” e “a pezzi”
La ferale constatazione viene addotta per motivare la negazione all’accesso ai dati relativi al traffico di armamenti e materiali connessi nei porti italiani e in particolare in quello di Ravenna.
La prosa è agghiacciante ma proprio per questo conviene riprodurla testualmente: 
La rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione sono profili che rientrano a pieno titolo nella ‘sicurezza nazionale’ e nelle relazioni internazionali dello Stato".
Ma il bello deve ancora venire.
Nessuna traccia dell' art. 11, secondo il quale l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali", né dell’art. 78, secondo il qualele Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”.
La necessità di un pronunciamento parlamentare, evidentemente finalizzata al controllo democratico su una scelta di carattere fondamentale, viene aggirata dall’Avvocatura, i cui membri si limitano a constatare che lo stato di guerra esiste, ovvero che l’Italia è in guerra e tanti saluti al diritto, interno o internazionale che sia.
Ancora più grave se possibile la circostanza che il sacrosanto diritto all’informazione relativa ai dati del traffico di armi e materiali d’armamento nel porto di Ravenna era stato invocato per verificare il ruolo dell’Italia nel sostegno materiale al genocidio del popolo palestinese e il rispetto della legge sul commercio internazionale degli armamenti.

Le sconfortanti frasi dell’Avvocatura dello Stato costituiscono una testimonianza sconvolgente del degrado dello Stato di diritto in Italia. Paese ormai popolato da rane lessate quasi del tutto, anche per effetto del cambiamento climatico che è anch’essa grave responsabilità dei governi, e specie di quelli occidentali. Rane lessate che stanno per essere scaraventate nella padella per la successiva fase di friggitura. 
Paese, quello nostro, sempre e comunque al vile servizio di Netanyahu che ha finora massacrato circa ottantamila fra palestinesi e libanesi e di Trump che ha aggredito Venezuela e Iran e decretato il blocco assassino di Cuba e dei folli governi europei che vaneggiano il riarmo per lo scontro frontale con la Russia.
E questo con la benedizione dell’Avvocatura dello Stato, i cui esponenti, anziché applicare le leggi e la Costituzione, si improvvisano strateghi geopolitici e storici contemporanei per la gioia di Meloni, Crosetto, Tajani, Gentiloni & Co. 
Così la “patria del diritto”, ridotta davvero a poca e miserabile cosa, scivola nel baratro della guerra mondiale (con il benestare di Mattarella).

Salvatore Vitaliano 

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