Alcune domande al prof Orsini
Il professor Alessandro Orsini ha presentato il suo ultimo libro dal titolo: “Disinformazione. La manipolazione dell’opinione pubblica nelle democrazie occidentali”.
La sua tesi è che l’Italia sia uno Stato satellite degli Stati Uniti, cioè un Paese la cui sovranità è ostaggio di una potenza straniera.
La sottomissione del governo italiano alla Casa Bianca non è solo formale ma effettiva e fattuale. A causa di ciò, le classi dirigenti italiane sono costrette a mettere in atto delle vaste campagne di disinformazione di massa per manipolare l’opinione pubblica affinché quest’ultima accetti la propria condizione di sottomissione, senza ribellarsi.
Orsini è professore associato di Sociologia generale e di Sociology of Terrorism and Political Violence presso il Dipartimento di Scienze Politiche della Luiss Guido Carli. Dopo aver conseguito il dottorato di ricerca in “Teoria e storia della formazione delle classi politiche”, ha fondato e diretto l’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della Luiss (questo per inquadrare il personaggio).
Alla domanda: "Se fosse il ministro della Difesa, quale sarebbe la prima azione politica che compirebbe per restituire sovranità al nostro Paese e per garantirne la sicurezza nazionale?" il professore ha risposto:
"Se fossi ministro della Difesa, non potrei prendere decisioni unilaterali. Quello che farei è promuovere delle politiche per chiudere le basi americane sul territorio italiano, perché sottraggono sovranità nazionale all’Italia. È un obiettivo che va costruito nel tempo perché il rischio di ritorsioni dagli Stati Uniti è troppo grande".
E l’Italia è un Paese libero secondo lei?
"Questa è una bella domanda. Io credo che l’Italia sia un tipo particolare di società libera come può esserlo uno stato satellite.
Immagino l’Italia come un sistema sociale con un insieme di parti interconnesse: ci sono alcune parti che sono libere e altre che non lo sono. Tutto il dibattito pubblico in Italia sulla politica estera e sulla politica di sicurezza non lo è. È organizzato grosso modo come nelle dittature, mentre l’Italia è sicuramente un Paese libero su tantissime altre tematiche e questioni.
Come lei documenta nei suoi libri, anche nelle democrazie liberali si può vivere nella menzogna?
"Esatto. Uno stato satellite ha sempre il problema di ritrarsi in una luce positiva, quindi di apparire migliore di quello che è. Una democrazia liberale può avere dei punti di sovrapposizione con le dittature. Il modo in cui il sistema dell’informazione sulla sicurezza internazionale è organizzato in Italia ha molti punti di sovrapposizione con le dittature. Quindi non vedo questa netta contrapposizione, siccome siamo una democrazia liberale automaticamente non potremmo avere niente in comune con le dittature".
Secondo lei in Italia manca un movimento pacifista istituzionalizzato che riesca a concentrarsi sulle singole idee e trovare razionalmente il miglior modo per giungere alla pace?
"Noi abbiamo pacifisti a destra, pacifisti a sinistra, pacifisti al centro, così come abbiamo parlamentari che promuovono le guerre a destra, al centro e a sinistra. Un movimento pacifista, a mio giudizio, non si può dotare di una struttura formale, perché un partito politico, mettendo insieme pacifisti di destra e pacifisti di sinistra, si spaccherebbe nel giro di poco.
Mi auguro però che possano nascere delle forze politiche pacifiste".
Oltre all’onestà, nel nostro Paese, quanto è importante il coraggio?
"È importante, ma è importante anche avere gli avvocati.
In Italia se parli in maniera libera di temi legati alla sicurezza internazionale, alla politica estera o alla politica di difesa, gli avvocati servono, proprio perché non è un paese libero su questi temi. Di conseguenza la tendenza dello Stato satellite è distruggere la vita e l’immagine pubblica di quanti trattano questi temi in maniera libera, cercando di aiutare i cittadini a proteggersi dalla disinformazione e dalla manipolazione dell’opinione pubblica. Quindi il coraggio è importantissimo, però il messaggio che io mando agli studenti è di essere sempre molto cauti in quello che dicono, e non seguire il mio esempio, nel senso che io sono una persona durissima nell’eloquio quando si tratta di denunciare le guerre, abusi, stermini, però questo mi espone a un numero enorme di problemi.
Io stimo questi ragazzi che scendono in piazza, si battono contro il genocidio a Gaza. Però il consiglio che do sempre ai giovani è di stare attenti nell’eloquio perché bisogna proteggersi. Quello che voi fate è bellissimo, avete tutta la mia stima, però non prendetemi esattamente come modello per quanto riguarda la durezza del mio eloquio, perché il mio eloquio è qualcosa che può distruggere. Io sono una persona che ha tanti problemi per questo. Comunque vi faccio i complimenti per quello che fate, per la vostra passione civile, siete una bella e grande speranza per il Paese.
Salvatore Vitaliano


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