Che decisione miserevole
È il solito copione: l’Italia che chiede la militarizzazione delle frontiere, la sospensione di Schengen e, dall'altra parte, l’Europa che si agita come se il Mediterraneo fosse un rubinetto da chiudere e non un mare che racconta la verità del mondo.
È la liturgia della paura, la stessa che si ripete da anni: si invoca l’emergenza per non affrontare le cause, si parla di sicurezza per non parlare di responsabilità, si costruisce un nemico per non guardare in faccia la realtà ovvero che queste migliaia di persone che scappano dal Marocco, non sono un incidente ma il sintomo di un continente che non vuole più ascoltare ciò che accade a sud.
I padri fondatori dell’Europa avevano una visione chiara dell' Europa: un luogo di scambi, di civiltà intrecciate, di popoli che si riconoscono nella propria fragilità. Non immaginavano un’Europa blindata, ma un continente capace di dialogare con il Sud, di comprenderne le sofferenze, di costruire ponti invece di confini. Giorgio La Pira, che del Mediterraneo aveva una visione profetica, diceva: «Il Mediterraneo è il grande lago della pace». Una frase che oggi suona quasi sovversiva, in un’Europa che sembra aver dimenticato che la pace non è un lusso, ma una responsabilità.
Il Mediterraneo però continua a parlare. Lo fa attraverso le storie di chi lo attraversa: guerre dimenticate, desertificazione, economie collassate, giovani senza futuro, famiglie che fuggono da persecuzioni o da miseria estrema.
Nessuno affronta un viaggio così duro per capriccio. Lo si affronta perché la vita è diventata impossibile. E questa verità, che dovrebbe essere il punto di partenza di ogni politica seria, è invece il grande rimosso dell’Europa.
Ogni popolo ha una storia e una dignità, anche il popolo marocchino. La stabilità non si costruisce ignorando la sofferenza di chi bussa alle porte. Il Mediterraneo non è un problema: è uno specchio. L’Europa, se vuole guardarsi senza paura, deve smettere di inseguire scorciatoie securitarie e guardarsi allo specchio.
Servirebbe un grande momento di dialogo sulla pace nel Sud del Mediterraneo: un incontro che riunisca accademici, intellettuali, religiosi, governanti, donne e uomini di pace. Non una passerella ma un luogo dove tornare a ragionare, a immaginare soluzioni, a ricostruire fiducia. Perché la pace non nasce da sola: va costruita, difesa, alimentata.
L’Europa, specie in un tempo di guerre come questo, se vuole avere un futuro, deve tornare a guardare al Sud non come a un pericolo, ma come a una opportunità. Solo così potrà ritrovare la sua anima e non diventare una fortezza vuota.
Salvatore Vitaliano


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