A.I. uso o abuso?
Oggi voglio fare una domanda che, secondo me, dovremmo farci ogni volta che usiamo CHPT, Gemini, Cloud o qualsiasi altro strumento di intelligenza artificiale: "Sto usando l'intelligenza artificiale per lavorare meglio oppure sto permettendo a questo strumento di pensare al posto mio?"
La domanda cambia completamente il rapporto con questa tecnologia, perché ogni volta che utilizziamo l'intelligenza artificiale per fare qualcosa, a volte ci sentiamo in colpa. A volte pensiamo: "Ma avrò fatto bene ad utilizzarla? Magari mi si atrofizza il cervello?"
Qualche giorno fa ho letto un interessante articolo pubblicato sul Guardian, scritto da un docente della Harvard Kennedy School. L'autore propone di distinguere tra due tipi di attività, quello del lavoro e quello della palestra. E, attenzione, perché questa metafora può sembrare banale, ma in realtà è davvero potente.
Immaginiamo di dover spostare 50 scatoloni da una parte di un magazzino ad un'altra. Qual è la soluzione più intelligente? Sollevare ogni scatolone con le proprie braccia oppure utilizzare un carrello elevatore? Ovviamente il carrello elevatore! Lo scopo è spostare gli scatoloni nel modo più rapido, sicuro ed efficiente possibile. Questa è un'attività di lavoro, conta il risultato.
Ma adesso immaginiamo di essere in una palestra. Davanti a noi abbiamo un bilanciere e dobbiamo fare dieci sollevamenti. Ha senso utilizzare un robot che al posto nostro fa i sollevamenti? In palestra lo scopo non è portare il bilanciere dal basso verso l'alto, lo scopo è allenare i muscoli e questo vale anche per il nostro cervello.
Quindi l'autore racconta che, ad esempio, i suoi studenti utilizzano spesso l'intelligenza artificiale per scrivere elaborati o dati per esercizi, o quant’altro. Il risultato con l’AI può essere formalmente perfetto: frasi corrette, calcoli giustissimi, parole eleganti, risoluzioni davvero bellissime, ma quei compiti non vengono assegnati perché il mondo abbia disperatamente bisogno di un altro elaborato di uno studente. Sono assegnati perché mentre uno studente cerca le parole, costruisce un ragionamento, modifica una frase e mette in discussione un'idea, sta allenando il proprio pensiero critico.
La difficoltà non è un incidente di percorso, la difficoltà è il percorso.
Quando non riusciamo a spiegare bene un concetto, questo mette in moto fino in fondo tutto ciò che c'è nel nostro cervello. Ed è proprio lo sforzo necessario per trasformare un'idea confusa in un ragionamento chiaro che ci permette di capire che cosa stiamo pensando veramente. Affidare questo processo all'intelligenza artificiale significa mandare qualcun altro in palestra al posto nostro. Il corpo non si sta allenando e quindi “mutatis mutandis” non si sta allenando il cervello quando deleghiamo all'intelligenza artificiale.
Questo non significa che dobbiamo smettere di utilizzare l'intelligenza artificiale. Quando un'attività è ripetitiva, meccanica, puramente esecutiva, utilizzare l'intelligenza artificiale può essere una scelta estremamente intelligente. Dobbiamo riordinare degli appunti, correggere la formattazione di una tabella, riassumere una lunga trascrizione, generare varianti dello stesso titolo, queste possono essere attività di lavoro ripetitive. Ma quando dobbiamo imparare qualcosa, sviluppare un'idea originale, costruire un ragionamento, esercitare una capacità che vogliamo conservare, allora quell'attività dovrebbe essere come la nostra palestra. Dobbiamo stare molto attenti a non farci sostituire.
Ad esempio, io sto facendo un corso di inglese. Ma immaginate se nel mentre la piattaforma mi dà degli esercizi, io vado a risolverli con l'intelligenza artificiale. Tutto ciò che penso di aver imparato non è assolutamente vero. Quindi, prima di utilizzare l'intelligenza artificiale, proviamo a farci tre domande.
✓ Prima domanda: conta soltanto il risultato oppure conta anche il processo? Se conta soltanto il risultato, probabilmente possiamo utilizzare tranquillamente l'intelligenza artificiale.
✓ Seconda domanda: questa attività ha lo scopo di allenare la capacità che voglio sviluppare, scrivere, ragionare, ricordare? Se la risposta è sì, forse non dobbiamo delegarla all'intelligenza artificiale.
✓ Terza domanda: sto utilizzando l'intelligenza artificiale come un assistente oppure come un sostituto? Un assistente ci aiuta a migliorare il nostro ragionamento, un sostituto ragiona al posto nostro ed è una differenza davvero enorme.
Quindi, l'intelligenza artificiale non è necessariamente una scorciatoia pericolosa, può essere un amplificatore straordinario delle capacità umane, ma un amplificatore può rendere più potente soltanto qualcosa che esiste già. Per questo dobbiamo continuare a studiare, scrivere, sbagliare, correggere e affrontare anche quella sensazione di difficoltà che proviamo quando una risposta non arriva immediatamente, quando ti metti lì e dici: "Oh mamma mia, come si dice questa cosa in inglese?"
Perciò, il rischio più grande non è che l'intelligenza artificiale diventi troppo intelligente. Il rischio è che utilizzandola senza criterio siamo noi a rinunciare lentamente ad esserlo.
Ergo, usiamo l'intelligenza artificiale per “spostare gli scatoloni”, ma quando entriamo in palestra nella palestra del nostro pensiero, nella palestra dei nostri allenamenti, almeno i pesi continuiamo a sollevarli con le nostre braccia.
Salvatore Vitaliano


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