Disumanità senza limiti


 

Dopo 1000 giorni di genocidio a Gaza, moltissime persone sono semplicemente inorridite (io tra queste) all’idea di essere complici di una strage umanitaria senza precedenti recenti.

Ci sono oggigiorno almeno un'altra cinquantina di guerre in giro per il mondo oltre Gaza ma vale la pena mettere a confronto le due più gravi, attraverso alcuni indicatori quantitativi, non per stabilire una graduatoria del dolore umano, al quale va tutta la nostra solidarietà universale oltre i confini geografici e geopolitici, ma per comprendere meglio la questione e l’entità dell’obiezione.

Ecco tanti buoni motivi per esprimere solidarietà alla Palestina e opporsi fermamente contro il genocidio di Gaza rispetto a qualsiasi altra crisi umanitaria al mondo:

✓. Secondo un report della Brown University, in Ucraina 4 vittime su 100 sono civili, mentre a Gaza 80 su 100: una differenza che distingue una guerra da un genocidio. 

✓. A Gaza l’aspettativa di vita alla nascita è scesa di 35 anni dopo un anno di genocidio, un risultato peggiore di quello vissuto in Ruanda durante il genocidio del 1994. In Ucraina, l’aspettativa di vita alla nascita è crollata di 5-7 anni dall’inizio dell’invasione.

✓. Incrociando dati ufficiali dell’UNICEF e dell’ONU, si evidenzia che in Ucraina sono stati uccisi circa 700 bambini in oltre 3 anni di attacchi, compresi quelli morti in Russia e nel Donbass; a Gaza sono morti circa 21.000 bambini in meno di 3 anni.

✓. I dati ufficiali mostrano che in Ucraina sono stati uccisi 21 giornalisti; a Gaza, 260.

✓. In Ucraina, sono stati uccisi 359 operatori sanitari in oltre 4 anni di invasione. A Gaza, oltre 1700 in meno di 3 anni.

✓. Dal 2022 al 2024, 25 operatori umanitari (incluso personale delle Nazioni Unite) hanno perso la vita in Ucraina. A Gaza sono 560.


Questi dati mostrano in modo netto quanto la situazione a Gaza sia peggiore di quella vissuta in Ucraina e in altri conflitti. Ma se consideriamo la dimensione della popolazione (39,5 milioni vs 2,1), questi numeri assumono valori ancora più diseguali, poiché, per paragonare le due maggiori crisi umanitarie, i morti a Gaza dovrebbero essere moltiplicati per 19.

Secondo il Rapporto globale sulle crisi alimentari, nell’agosto 2025, la percentuale di popolazione con livello 5 (catastrofico) di insicurezza alimentare a Gaza era del 32%. In Ucraina, era dello 0%. In Sudan, per esempio, dell’1%.

Poche settimane dopo l’invasione dell’Ucraina, abbiamo boicottato le istituzioni russe e imposto oltre 16.000 sanzioni. Nei confronti di Israele, invece, dopo tre anni di genocidio, non abbiamo fatto nulla.

Ma il doppio standard più eclatante, che rivela l’ipocrisia dell’Occidente e della comunità internazionale di fronte alle due crisi, è questo: in Ucraina abbiamo inviato armi a un Paese vittima di un’aggressione. A Gaza, invece, abbiamo spedito armi all’aggressore.

Ogni vita umana conta, infinitamente più di qualsiasi statistica. Questi numeri non dovrebbero, in alcun modo, diminuire la nostra solidarietà verso il popolo ucraino o verso qualsiasi altra popolazione colpita dalla guerra. Tuttavia, questi dati pongono una domanda difficile, ma necessaria: perché crisi umanitarie di portata così diversa ricevono risposte politiche, mediatiche e istituzionali così differenti?

È una domanda che chiama in causa non soltanto la politica internazionale, ma anche la credibilità dei principi universali di uguaglianza, diritti umani e dignità della persona, che affermiamo di difendere.

Salvatore Vitaliano 

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