Salvini ha perso l'ennesima occasione per tacere.
Scusatemi se torno su una faccenda che è ormai dimenticata, ma Salvini non ne imbrocca più una neanche per sbaglio.
Vi ricordate quando, riguardo al caso del poliziotto che uccise lo spacciatore di Rogoredo, dopo 37 minuti dal fattaccio disse: "Io sto col poliziotto senza se e senza ma"?
Poi è arrivato l'arresto... In modo particolare l'affermazione "senza se e senza ma" è fortissima a livello proprio di significato e non dovrebbe essere usata a sproposito, soprattutto quando i fatti e le dinamiche non sono stati perfettamente accertati, come in quella specifica situazione, che si è ben presto dimostrata completamente diversa da come poteva apparire agli inizi.
Il 26 gennaio, il leader della Lega, come suo solito, non perse tempo. Si buttò a pesce sulla vicenda con la sicurezza di chi ha già la verità in tasca: "Un poliziotto si difende, il balordo muore, l'agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato!", scrisse sui social.
Poi, a ruota: "Sono dalla parte del poliziotto senza se e senza ma" e "Più legittima difesa di così!".
A mio parere un politico, più di ogni altro, dovrebbe dosare bene le parole, evitando come la peste slogan da stadio.
Parole che oggi, a distanza di un mese, gli si conficcano nella gola come spine. Perché la verità giudiziaria, emersa grazie alle indagini della Procura di Milano e della Squadra Mobile, ha raccontato una storia diametralmente opposta.
Tra l'altro, la pistola a salve (una replica di Beretta 92 con il tappo rosso rimosso) trovata accanto al suo corpo sarebbe stata portata sul posto e piazzata successivamente da Carmelo Cinturrino con l'aiuto di un collega, per giustificare la sparatoria e simulare la legittima difesa .
A inchiodare l'agente sono state le tracce di Dna: sulla pistola giocattolo non c'era alcuna impronta dello spacciatore Mansouri, ma solo quelle di Cinturrino. Inoltre, la chiamata al 118 arrivò con 23 minuti di ritardo rispetto allo sparo, un lasso di tempo in cui l'agente avrebbe organizzato la messinscena mentre la vittima agonizzava.
Per non parlare delle ombre che circondano l'indagine: secondo testimonianze raccolte, Cinturrino, che nel quartiere si faceva chiamare "Luca", avrebbe preteso un pizzo quotidiano di 200 euro e 5 grammi di cocaina da Mansouri e da altri pusher del boschetto .
Di fronte a questo scenario, il leader della Lega ha dovuto ingoiare le sue parole e operare una complessa (e goffa) ritirata strategica.
Intervenuto nei giorni successivi al fermo, ha cambiato completamente registro: "Se qualcuno in divisa sbaglia, paga più degli altri" , ha dichiarato a margine di una visita al Villaggio Olimpico . Poi, con un tentativo di distinguo: "Se fosse confermato il suo comportamento criminale, sarebbe un oltraggio ai suoi colleghi in divisa. Chi usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali non è degno di quella divisa".
Detto questo, io penso: il ministro Salvini che ha proclamato: "Io sto con il poliziotto (cioè Cinturrino) senza se e senza ma"... Ma allora, non dovrebbe stare assieme a Cinturrino anche in galera, e fargli compagnia là dove si trova?
Salvatore Vitaliano



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