La fortuna di essere in pensione
Sento dire: "Gli anni più belli sono quelli della pensione: dormi tutto il giorno, non devi fare niente e fai solo ciò che ti pare...
Sì, uno spasso!
Peccato che a quell’età è presente anche il rovescio della medaglia: una pensione più bassa dello stipendio, acciacchi, una capacità motoria che non è più quella di prima, ecc.
E poi ci sono i dettagli che chi è giovane ignora: freddo addosso anche quando “non fa così freddo”, articolazioni che protestano, sonno frammentato, vista e udito che non sono più fedeli come una volta.
La romanticizzazione della vecchiaia la fanno i giovani che non sanno...
E poi ci sono i bisogni voluttuari a cui si ha quasi vergogna a concedersi... Giusto?
Ma allora perché leggere un libro, andare a teatro, imparare qualcosa, curare piante, coltivare un hobby, sono visti come optional da signori?
Sono bisogni mentali.
Se non fai ginnastica mentale, il cervello ti presenta il conto, e non con una lettera educata: te lo chiede con interessi composti: meno attenzione, meno memoria, meno flessibilità, più ansia, più rigidità, più “mi confondo e mi arrabbio”.
In pratica: puoi anche tenere il corpo in piedi a forza di farmaci e terapie, ma se lasci marcire la mente ti ritrovi vivo e spento. E non è poesia nera: è fisiologia e salute.
La mente non è un soprammobile, è un muscolo culturale. O la alleni o si atrofizza, e poi non lamentarti se la vita diventa una sequenza di bisogni biologici e televisione di sottofondo.
Quindi sì, la vecchiaia può essere anche una fase bella, ma non perché è “magica” ; non per magia.
È bella quando te la costruisci prima: salute quanto possibile, soldi per non finire schiavo della paura, relazioni non tossiche, e soprattutto un’identità che non sia solo lavoro e doveri.
Se arrivi lì senza strumenti, non “fiorisci”: sopravvivi. E chi la vende come fiaba senza costi sta facendo propaganda, non realismo.
Salvatore Vitaliano


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