L’Ucraina e il valzer che sta per finire


 

Mentre i media inseguono la cronaca spicciola, a Bruxelles si consuma un atto di Hybris che rischia di segnare un punto di non ritorno per l’economia europea: il tentativo di sequestrare e utilizzare gli asset russi. Non è solo una questione legale; è un terremoto di sistema.

Toccare quei fondi significa incrinare la fiducia nel sistema finanziario internazionale. Eppure, una parte dell’élite franco‑britannico-tedesca sembra disposta a sacrificare la stabilità di un intero continente per alimentare una macchina bellica che ha già divorato risorse e credibilità.

Il fallimento dell’asse franco‑tedesco è ormai evidente. In questo vuoto, tutti noi stiamo galleggiando attoniti.

Il cambio della guardia a Kiev: da un attore a un simbolo crepuscolare, potrebbe essere l'opzione.

Il “progetto Zelensky” sembra arrivato al capolinea, ma la soluzione che si profila è, se possibile, inquietante. Si parla di una sostituzione necessaria, e il nome che emerge è quello di Zaluzhny, figura profilata negli ambienti occidentali.

Non si intravede un cambio di rotta verso la pace, ma l’apparizione di ciò che potremmo definire lo sciacallo, l’anubis egiziano: non colui che salva, ma colui che certifica la fine. 

Una figura chiamata a gestire i resti di un esercito di reduci armati e senza futuro, in un contesto che potrebbe degenerare in conflitto interno.

Siamo davvero disposti a trascinare l’Europa verso perdite immani e un isolamento globale per seguire una classe politica che ha investito tutto su una sconfitta impossibile? 

Il diritto internazionale e la realtà economica impongono un limite. Superarlo non ci porterà alla vittoria, ma al collasso definitivo di quella sovranità che ancora crediamo di possedere.

Fermiamoci! È la mia esortazione. Fermiamo i volenterosi perché sono PERICOLOSI.

SalVitSan

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