Gli artisti fuori dal coro
Il sommo poeta Dante Alighieri, che solo un mitico imbranato (per essere buoni) come l'ex ministro della Cultura Sangiuliano poteva iscrivere d’ufficio alla destra, collocò nell’Antinferno gli ignavi, destinati a una pena particolarmente degradante e oggetto di disprezzo, da non considerli degni di attenzione (non ragioniam di lor ma guarda e passa).
È all’Antinferno e agli ignavi che mi ha fatto pensare Francesco De Gregori, un bravo cantautore che con le sue canzoni ha segnato l’adolescenza di molti di noi oggi più o meno vecchietti.
De Gregori ha dichiarato di “non volere fare proclami” e di “avere le idee confuse” su Gaza.
Sembrerebbe un’onesta ammissione dei propri limiti, certo, ma se tutti facessero così ci sarebbe un volgersi dall’altra parte collettivo di fronte al genocidio del popolo palestinese e ai crimini di Israele che costituisce oggi il principale pericolo per la pace mondiale. Tanto più che lo stesso De Gregori non si è peritato di esternare un certo incomprensibile fastidio nei confronti di chi, come Bruce Springsteen, Roger Waters e altri, prende invece posizione in modo netto.
Ancora peggiore la posizione di Erri De Luca che ha negato (alla stregua di un Maurizio Molinari qualsiasi), che a Gaza sia in corso un genocidio e anzi si è orgogliosamente dichiarato sionista.
Due affermazioni che fanno a pugni con la realtà. Che infatti a Gaza sia in corso un genocidio non vi è dubbio. Si tratta peraltro di un problema giuridico che la Corte internazionale di giustizia chiarirà ben presto, e sul quale si è già pronunciata in varie occasioni.
Quanto al sionismo, si può discettare sulle sue origini e la sua parabola storica ma non si può negare che ha assunto progressivamente le vesti di un’ideologia suprematista, razzista e colonialista, come Netanyahu, Ben-Gvir, Smotrich & co. continuano a ben dimostrare.
Oltre che con la realtà, le affermazioni di Erri De Luca e il mutismo di De Gregori, fanno a pugni con il fondamentale principio etico che detta la responsabilità degli intellettuali e degli artisti nel denunciare i crimini e le ingiustizie, secondo una tradizione rilanciata alla grande da Jean-Paul Sartre e non solo.
Vero è che l’intellettualità italiana non sempre ha brillato particolarmente in questo senso, per codardia o conformismo nostrano. Ma non mancano esempi virtuosi cui attingere.
E sarebbe comunque il caso di invertire la tendenza, specie di fronte a una tragedia come l’attuale genocidio del popolo palestinese e tanto più prendendo in considerazione il notevole contributo che il governo italiano sta dando a questo genocidio in termini di armamenti, logistica ed appoggio politico.
Il fatto che il nostro pessimo governo sia schierato, pur con la consueta ipocrisia italica, a fermo sostegno di Tel Aviv, amplifica ovviamente le responsabilità di intellettuali e artisti italiani che non siano disposti, seguendo l’esempio di De Gregori e De Luca, a calpestare la dignità della categoria, dichiarandosi dalla parte dei criminali o volgendo la faccia in altra direzione per non vedere il massacro in corso che continua e potrebbe ulteriormente peggiorare.
Bisognerebbe ricordare a chi ancora esita ad assumersi le proprie responsabilità che l’Italia non è tanto la patria di Don Abbondio, Fregoli e Maramaldo ma, e soprattutto, quella di Antonio Gramsci, che affermò la necessità di essere partigiano e di lottare contro gli indifferenti. Insegnamento seguito da molte nostre concittadine e concittadini, dato il generoso movimento popolare che si è sviluppato contro il genocidio.
Tanto più importante in una situazione come quella di Gaza, dove uno degli eserciti meglio armati (da noi e dall’Occidente) del mondo è impegnato a massacrare da tempo un popolo inerme, per annientarlo e appropriarsi della sua terra nel vergognoso silenzio della comunità internazionale.
Grazie all’impegno di Venice for Palestine, collettivo di lavoratori del cinema che, già l’anno scorso, han fatto sì che a Venezia si parlasse della Palestina, chiedendo ai colleghi e alla Biennale di prendere una posizione netta.
Visto che anche il VOSTRO capo di stato non proferisce fatti (raramente qualche parola) a difesa dei fondamentali valori di pace, solidarietà e autodeterminazione racchiusi nel diritto internazionale e nella Costituzione italiana, ci pensano gli artisti, oggi più che mai, a difendere con forza i valori di un popolo umanitario quale quello italiano.
Salvatore Vitaliano



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