Ho sentito di scrivere.
Mi chiedo come sia possibile che possano andare d’accordo il silenzio e la parola… l’uno e l’altra.
Il silenzio è vuoto ed è ovunque e, come l’acqua, circonda e abbraccia ogni cosa, trasparente e vibrante, anche le parole, siano esse coraggiose, oneste, autorevoli,
parole che facciano riflettere, che cantino, disturbino,
parole che ispirino fiducia, che accarezzino, che facciano sognare, potenti, complicate,
parole che profumino di fiori, di vita, di libertà, leggere come una brezza, secche come un pugno,
parole evasive, sfuggenti come gli sguardi,
parole semplici, fresche come acqua di fonte,
parole modeste, sincere che si rischia di non sentire.
Amo le parole. A volte le uso seriamente. Ci credo. Mi piacciono. Le parole possono nascondere tesori, alludere a segreti che per pudore occorre tacere.
A volte spalancano una finestra su un mondo sconosciuto, per richiuderla subito dopo, quasi si fossero pentite.
Cercare la parola giusta è come mettere la spezia che mancava per dar sapore a un piatto.
Anche se non sono musicista le parole sono per me come spartiti musicali, mi accorgo quando hanno una nota stonata, in quelle che dico, in quelle che ascolto, in quelle che leggo.
A volte vorrei poter usare solo le parole strettamente necessarie, lasciare parlare il silenzio e permettergli di respirare tra una parola e l’altra.
Possono le parole essere veicolo di silenzio?
Ebbene: Sì.
Il solo modo di parlare e non disturbare, è parlare a chi vuole ascoltare. E l’unico modo per farlo è scrivere.
Ergo: ho sentito di scrivere.
Le parole sembrava non avessero la giusta collocazione. Erano sparse nei pensieri, nei sentimenti presenti. Non avrebbero potuto compiere quel tragitto verso l’ascolto.
Lo scrivere ti accomoda in un mondo diverso.
È come predisporre un terreno di parole ancora incolto. Proseguire mentre le righe, una dietro l’altra, cercano una forma.
Lo scrittore è un mercante di parole che ha il privilegio di usare il giusto seme per quel bianco campo.
Con estro e coraggio in un ignoto paesaggio lunare, non nascono ancora frasi ben definite.
Le parole che vengono dal silenzio non sono automatiche, non hanno fretta di esporsi, me le immagino aspettare il via libera dall’anima e in questa pausa c’è tutto.
Non sono spigolose, sono rotonde, serene. Scivolano come un balsamo dalla mente al cuore e sono lasciate direttamente dall’anima.
Il tempo sembra non aiuti e le lettere si congiungono incerte e caute ad altre, così come un seme che bagni, tira lentamente fuori i suoi filarini per attecchire.
Una storia nasce e inizia a far capolino dalla terra. Prende il primo sole e la prima pioggia. Con tenacia, tutto prende forma. Non si hanno pressioni né interruzioni.
Questo fa sentire liberi.
Salvatore Santangelo



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